Vertenza sanità, da centrodestra Dc conferma carenze: Irti, "soluzioni per ospedale depotenziato"

Dal fronte del centrodestra, assai restio sul tema, è la Dc, con il consigliere comunale Armando Irti, ad ammettere che il nosocomio di Caposoprano non può andare avanti con poco personale e con servizi a singhiozzo

A cura di Redazione Redazione
17 settembre 2026 20:38
Vertenza sanità, da centrodestra Dc conferma carenze: Irti, "soluzioni per ospedale depotenziato" -
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Gela. Non sono solo il sindaco Terenziano Di Stefano e la sua amministrazione a insistere sui troppi disservizi dell'ospedale “Vittorio Emanuele”, con una mobilitazione giunta al quarantacinquesimo giorno. Dal fronte del centrodestra, assai restio sul tema, è la Dc, con il consigliere comunale Armando Irti, ad ammettere che il nosocomio di Caposoprano non può andare avanti con poco personale e con servizi a singhiozzo. “Gela merita attenzione e soprattutto dignità nei servizi sanitari e assistenziali. Non è possibile che non si trovino soluzioni per infoltire il personale medico e paramedico di cui la struttura ospedaliera necessita. Non è possibile scegliere di avere più medici nei territori con una popolazione inferiore a quella della parte a sud della provincia. Ancora, non è possibile che gli avanzamenti di carriera avvengano con nomine e non per meriti. Non è accettabile stornare i finanziamenti del nuovo ospedale per altri progetti lontani da Gela. Ebbene ci sono tante criticità in merito ai servizi sanitari e allo stato attuale non sono stati adeguatamente valutati. Giornalmente – dice Irti - assistiamo a un pronto soccorso affollato, a un ospedale con carenza di medici, a tempi di attesa interminabili per le visite specialistiche. Per tutte queste problematiche occorre quindi trovare le cause della mala gestio e soprattutto occorre adottare immediate soluzioni per rimediarvi, per far sì che venga trovata la giusta quadra per una funzionalità adeguata alle esigenze dei cittadini gelesi”. Secondo Irti, una soluzione per attenuare il peso dell'assenza di una soglia adeguata di medici si può trovare fra i medici di famiglia. “Vorrei suggerire al governo regionale, nonché ai vertici dell'Asp – conclude - di avviare una riforma emergenziale che possa fungere da proposta di assunzione di medici di famiglia per far sì che la loro immissione in servizio possa colmare i posti vacanti negli ospedali, così da avere servizi maggiori per la sanità destinata alla nostra cittadinanza”.

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