Venerdì 17: superstizione o semplice leggenda?
Ma i siciliani sono ancora superstiziosi? Siamo scesi in strada per chiedere ai cittadini se ci credono e se conoscono l’origine di questa antica tradizione.
Gela. C’è chi oggi è uscito di casa senza pensarci due volte e chi, invece, prima di chiudere la porta ha toccato ferro, incrociato le dita o evitato qualsiasi rischio. Perché oggi è venerdì 17, la data che, secondo la tradizione italiana, porta sfortuna.
Ma nel 2026 c’è ancora chi ci crede davvero? Oppure è solo una simpatica usanza tramandata nel tempo? Lo abbiamo chiesto direttamente ai cittadini.
Le risposte non si fanno attendere. C’è chi sorride e dice: “Assolutamente no, la fortuna ce la costruiamo da soli”. Qualcuno, però, ammette con un po’ di imbarazzo: “Non ci credo… però, nel dubbio, qualche gesto scaramantico lo faccio”. Perché, si sa, anche chi dice di non essere superstizioso spesso aggiunge: “Non si sa mai”.
Le risposte raccontano un Paese che sta cambiando. Molti cittadini liquidano il venerdì 17 come una semplice curiosità del calendario. C’è però anche chi ammette che, pur non definendosi superstizioso, un piccolo gesto scaramantico lo fa ancora, “più per abitudine che per convinzione”. Perché, in fondo, certe tradizioni continuano a sopravvivere anche quando non ci crediamo davvero.
Eppure, rispetto al passato, la sensazione è chiara: il timore legato al venerdì 17 sembra andare progressivamente scemando. I cittadini appaiono meno legati alle credenze popolari e affrontano questa giornata con molta più leggerezza, spesso trasformandola in un’occasione per scherzare sui social o con gli amici. Alla fine, il venerdì 17 continua a far parlare di sé, ma più come una curiosità culturale che come una vera paura. Una tradizione che resiste nel linguaggio e nei piccoli gesti quotidiani, ma che, almeno a giudicare dalle risposte raccolte in strada, sembra perdere sempre più terreno.
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