Usura e incendi per ritorsione, inchiesta "Fenus": fissata l'udienza preliminare
Chi non riusciva a coprire gli interessi, restituendo le somme, avrebbe subito ritorsioni
Gela. Dopo la chiusura delle indagini, a fine settembre dovranno rispondere alle contestazioni, mosse dai pm della procura, innanzi al gup del tribunale. Si tratta dei coinvolti nell'inchiesta ribattezzata “Fenus”. Per la procura e i carabinieri, la quarantunenne Milena Scudera, poi raggiunta da misura cautelare, avrebbe condotto un'attività fondata su prestiti a usura. Chi non riusciva a coprire gli interessi, restituendo le somme, avrebbe subito ritorsioni, con l'incendio di auto e il danneggiamento di garage. Situazioni che gli inquirenti ricostruirono soprattutto a danno di una coppia di coniugi. Una donna che prese contatti con Scudera, ottenendo prestiti a strozzo, non riuscì più a coprire le somme maggiorate e stretta nella morsa si rivolse ai carabinieri che avviarono indagini, risalendo ad altre vicende analoghe. Ufficialmente, la quarantunenne conduceva una parrucchieria. Secondo le contestazioni, la sua attività principale ed economicamente più consistente era quella volta all'usura. Ci furono sequestri di somme di denaro nella sua disponibilità. La donna, assistita dall'avvocato Antonio Gagliano, ha sempre negato le accuse, anche in fase di interrogatorio. Secondo gli investigatori avrebbe incaricato almeno tre coinvolti, allo scopo di incendiare le auto di chi non era in regola con i pagamenti. Per questa ragione, ne rispondono il trentaseienne Armando Ferrigno (assistito dall'avvocato Nicoletta Cauchi) e il ventiduenne Giosué Lombardo (difeso dall'avvocato Maurizio Scicolone). Almeno un altro giovane li avrebbe spalleggiati ma nei suoi riguardi procede la procura minorile. Il contatto tra Scudera e il gruppo dei presunti incendiari sarebbe stato Alessio Smorta, pregiudicato ventitreenne (difeso dal legale Filippo Spina). Tutti, in fase di indagine, hanno escluso un loro coinvolgimento.
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