Tentato omicidio a Borgo Manfria, pg esporrà nuove conclusioni nel giudizio ai Pisano
La procura generale, negli scorsi mesi, ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado
Gela. Verifiche tecniche, condotte su flussi di assegni, sono un ulteriore capitolo che si è aperto nel giudizio di secondo grado per il tentato omicidio di Borgo Manfria, quando rimase ferito da colpi di arma da fuoco, Carmelo Palmieri. I presunti rapporti economici tra i due imputati, condannati in primo grado, Orazio Pisano e Giuseppe Pisano, padre e figlio, e lo stesso Palmieri, sono stati oggetto di disamina. Per la difesa, infatti, non ci fu mai un pagamento effettivo di Palmieri in favore dei Pisano. Secondo l'accusa, i due Pisano pretendevano la messa a posto pure per la raccolta della paglia nelle aree rurali di Borgo Manfria e Mangiova. Palmieri sarebbe stato refrattario a sottostare e così Giuseppe Pisano, su mandato del padre, lo avrebbe affrontato a colpi di fucile. Palmieri, comunque, riuscì a dileguarsi, riportando ferite meno gravi. In primo grado, nel giudizio abbreviato, Orazio Pisano fu condannato a undici anni e otto mesi di reclusione; il figlio Giuseppe a undici anni. Davanti alla Corte d'appello di Caltanissetta, sono arrivate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, che si è autoaccusato del tentato omicidio. Ai giudici di secondo grado, ha riferito di aver sparato lui contro Palmieri, in presenza di Orazio Pisano. Ha escluso, in questo modo, un ruolo di Giuseppe Pisano. Una versione che non sembra aver convinto del tutto. La procura generale, negli scorsi mesi, ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado. A settembre, però, a fronte di questi ulteriori approfondimenti sugli assegni, il pg esporrà nuove conclusioni. Palmieri è parte civile, rappresentato dall'avvocato Vittorio Giardino, che a sua volta ha ritenuto necessario una valutazione a tutto tondo rispetto agli assegni, ritenendo che i pagamenti ci furono. La parte civile ha già concluso per la conferma delle condanne pronunciate dal gup del tribunale di Gela. Le difese dei Pisano, con gli avvocati Giacomo Ventura, Vincenzo Vitello e Walter Rapisarda, ritengono che il punto degli assegni e della potenziale mancanza di pagamenti in favore degli imputati, muti parecchio il quadro generale. Nel procedimento è imputato inoltre Emanuele Pisano, fratello di Orazio Pisano. Venne condannato in primo grado a quattro anni e due mesi, perché ritenuto consapevole del sistema della messa a posto nelle campagne. Si costituì parte civile per l'incendio del suo caseificio, per gli investigatori danneggiato su ordine del fratello, ma ha poi rinunciato. E' assistito dall'avvocato Carmelo Tuccio.
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