Tentato omicidio a Borgo Manfria, difese Pisano: "Sono estranei ai fatti, non c'erano contrasti con Palmieri"

Il giudizio di secondo grado, in corso, è stato segnato dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, che si è autoaccusato del tentato omicidio, escludendo la presenza, quel giorno, di Giuseppe Pisano

21 maggio 2026 18:09
Tentato omicidio a Borgo Manfria, difese Pisano: "Sono estranei ai fatti, non c'erano contrasti con Palmieri" -
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Gela. La decisione della Corte d'appello di Caltanissetta potrebbe arrivare a luglio. Intanto, le difese di Orazio Pisano e Giuseppe Pisano, padre e figlio, accusati del tentato omicidio di Borgo Manfria quando venne ferito a fucilate Carmelo Palmieri, hanno respinto gli addebiti. Con le conclusioni esposte, hanno ribadito ciò che era già stato indicato in primo grado, quando gli imputati furono condannati. Secondo i legali, non furono loro a organizzare l'azione e a eseguirla. Orazio Pisano fu condannato a undici anni e otto mesi mentre il figlio, Giuseppe Pisano, a undici anni. Secondo gli investigatori, fu Giuseppe Pisano a sparare, con l'obiettivo di uccidere Palmieri. Pare infatti che quest'ultimo non accettasse di sottostare alle richieste di messa a posto dei Pisano. Per gli inquirenti, le attività svolte nelle zone di Borgo Manfria e Mangiova erano controllate proprio dai Pisano, compresa la raccolta della paglia. Ancora una volta, è stato negato che ci siano riscontri effettivi sul fatto che a sparare fu Giuseppe Pisano. Chi agì lo fece a volto coperto. Fu lo stesso Palmieri, intercettato in ospedale a Caltanissetta, dove venne trasferito per le ferite riportate, a spiegare di aver riconosciuto Pisano, soprattutto per via della corporatura. Uno dei difensori, l'avvocato Giacomo Ventura, è ritornato sul punto, sottolineando l'assenza di riscontri pratici circa l'identificazione. Allo stesso modo, le difese di Orazio Pisano ritengono che non sia mai esistito un motivo plausibile per portare all'azione di morte. I Pisano, secondo questa linea, non avrebbero avuto ragioni di astio verso Palmieri. Il legale che rappresenta il ferito, l'avvocato Vittorio Giardino, è invece stata dimostrata la volontà degli imputati di colpire. La procura generale ha già concluso, richiedendo la conferma delle condanne, compresa quella per un altro imputato, Emanuele Pisano, fratello di Orazio Pisano. In primo grado, la pena fu di quattro anni e due mesi. Il difensore, l'avvocato Carmelo Tuccio, ha spiegato che il suo assistito è estraneo alle dinamiche ricostruite dalla procura e dai carabinieri. Ha rinunciato alla costituzione di parte civile. Il giudizio di secondo grado, in corso, è stato segnato dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, che si è autoaccusato del tentato omicidio, escludendo la presenza, quel giorno, di Giuseppe Pisano. Elementi che però non hanno del tutto convinto la procura generale, che ha appunto richiesto la conferma della decisione di primo grado.

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