Tariffe tari e rottamazione quinquies, conto alla rovescia per portarli in consiglio
Sono capitoli, a maggior ragione in una condizione di dissesto finanziario del municipio, decisamente imprescindibili
Gela. Sono atti che vanno varati entro fine luglio e quindi non oltre la settimana in corso. Il sindaco Terenziano Di Stefano e la sua amministrazione attendono di presentarsi in consiglio comunale con le tariffe Tari che, al pari del piano economico finanziario del servizio rifiuti, non prevedono variazioni e con la rottamazione quinquies, atto che dovrebbe dare il la a un programma di recupero dei tributi comunali evasi, in assenza di interessi e mora. Sono capitoli, a maggior ragione in una condizione di dissesto finanziario del municipio, decisamente imprescindibili. La discussione del piano economico finanziario è stata calendata dal presidente del consiglio comunale Paola Giudice nella seduta di mercoledì. Proprio il presidente aspetta gli atti delle tariffe tari e della rottamazione, al fine di integrare l'ordine del giorno, per il confronto consiliare. Dovrebbe essere questione di ore. Le tariffe tari devono andare di pari passo con il piano economico finanziario. La rottamazione quinquies, alla quale hanno lavorato gli uffici tecnici comunali e la commissione bilancio, qualche intralcio in più l'ha dovuto affrontare, anche rispetto a un primo parere non favorevole dei revisori comunali. Un ostacolo tecnico che la scorsa settimana pare sia stato risolto: l'intenzione del sindaco Di Stefano, che ha la delega finanziaria, è comunque di far arrivare la rottamazione all'assise civica, indipendentemente dal contenuto del parere dei revisori. Il primo cittadino, sempre in aula consiliare, illustrando la relazione sul secondo anno di mandato, ha già riferito che l'ente comunale vanta un credito, per i tributi comunali non versati nel tempo dai cittadini, di non meno di cinquanta milioni di euro. È una soglia determinate per il municipio che, se con la rottamazione quinquies riuscisse a recuperare anche solo la metà del credito complessivo, potrebbe veramente chiudere in tempi stretti il dissesto, sempre che il ministero si pronunci sul bilancio stabilmente riequilibrato.
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