Studenti lanciano in volo palloncini bianchi per le 9 vittime della strada
Un momento intenso per ribadire l’importanza della sicurezza stradale e della sensibilizzazione continua, affinché nessun’altra famiglia viva lo stesso dolore.
Gela. In appena un mese sono due le giovani vite sono state spezzate dalla strada. Due famiglie sprofondate in un dolore indicibile. È da questa ferita ancora aperta che nasce la manifestazione organizzata dagli studenti gelesi al parcheggio Caposoprano Sud. Un luogo che troppo spesso, nelle ore serali, diventa teatro di sgommate, acrobazie pericolose, sfide incoscienti tra giovanissimi che trasformano l’asfalto in una pista e la velocità in un’illusione di invincibilità.
Proprio lì, dove il rombo dei motori ha più volte coperto il suono del traffico di viale indipendenza stamattina ha regnato il silenzio. Un silenzio rotto solo dalle parole cariche di emozione e dal fruscio di nove palloncini bianchi stretti tra le mani degli studenti. Nove palloncini, ognuno con il nome di un ragazzo o di una ragazza gelese vittima della strada. Nove storie interrotte troppo presto. Nove sogni rimasti sospesi.
Quando quei palloncini sono stati liberati verso il cielo, gli sguardi li hanno seguiti con gli occhi lucidi. Era un gesto semplice ma potente: un modo per dire che Gela non dimentica, che quei nomi non saranno cancellati dal tempo né dall’indifferenza. Alla manifestazione erano presenti il sindaco, l’assessore alla Polizia Municipale e le associazioni dei genitori delle vittime della strada. Le istituzioni hanno ribadito la necessità di intensificare i controlli e promuovere una cultura della sicurezza. Ma il messaggio più forte è arrivato dalle famiglie.
Genitori che hanno perso un figlio hanno parlato con una dignità che commuove. Hanno raccontato il vuoto delle loro case, il silenzio nelle camerette rimaste intatte, le chiamate che non arriveranno più. Hanno chiesto ai ragazzi di riflettere, di fermarsi un attimo prima di premere sull’acceleratore, di non confondere il coraggio con l’imprudenza.
“Occorre sensibilizzare continuamente”, è stato ripetuto più volte. Perché la prevenzione non può essere episodica. Perché la memoria deve trasformarsi in impegno quotidiano. Perché la strada non perdona leggerezze. Molti dei presenti sono coetanei delle vittime. Ragazzi che frequentano gli stessi luoghi, che si incontrano proprio in quel parcheggio, che conoscono l’adrenalina delle serate trascorse tra amici. Ed è proprio a loro che si è rivolto l’appello più accorato: scegliere la vita, scegliere la prudenza, scegliere di tornare a casa. Il parcheggio Caposoprano Sud, spesso scenario di sgommate e manovre azzardate, si è trasformato per un giorno in un luogo di coscienza collettiva. L’asfalto, che tante volte ha tremato sotto le ruote lanciate a tutta velocità, ha sostenuto invece passi lenti, raccolti, consapevoli. Due giovani vite spezzate sono un grido che non può restare inascoltato. Non è fatalità. Non è destino. È responsabilità. Di chi guida. Di chi controlla. Di chi educa. Di chi sceglie ogni giorno se rispettare o ignorare le regole. I nove palloncini ormai sono lontani, persi nell’orizzonte. Ma il loro messaggio resta: nessuna bravata vale una vita. Nessuna sgommata vale un futuro. Nessuna acrobazia vale il dolore eterno di una madre o di un padre.
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