Spari in un'area rurale, i tre presi di mira avevano un'arma: riesame annulla misure
L'indagine, anche su questo versante, chiaramente va avanti
Gela. Nel procedimento penale a carico di quello che si rivelò essere un loro rivale, il quarantenne Valerio Caiola, poi condannato per minaccia ma con la contestazione di tentato omicidio venuta meno, sono stati parti civili. Denunciarono gli spari, nella zona di Mignechi, che Caiola avrebbe esploso nei loro confronti. Di recente, per l'agricoltore Crocifisso Cannizzaro e per i due figli, il gip ha emesso misure. Ha disposto l'obbligo di dimora e per il padre anche quello di presentazione. Un'evoluzione dell'inchiesta che arriva proprio dopo la decisione di primo grado, poi impugnata dalla procura. I Cannizzaro, per i quali il collegio penale dispose la trasmissione degli atti alla procura, per le ipotesi di calunnia e falsa testimonianza, produssero un video, nel quale si noterebbero gli spari verso la loro auto, mentre erano all'interno. Nell'audio, proprio i tre fanno riferimento a una pistola, che avrebbero avuto a disposizione. Particolare che ha fatto scattare le misure per le loro posizioni, avvalorate dal contenuto di un'intercettazione ambientale. Sentiti, nel corso degli interrogatori, difesi dall'avvocato Davide Limoncello, hanno ammesso il possesso dell'arma, spiegando però che si trattava di una scacciacani, usata in campagna per spaventare i volatili. Hanno consegnato la pistola alle forze dell'ordine. L'ordinanza che ha disposto le misure a loro carico è stata impugnata al riesame. I ricorsi presentati dalla difesa dei tre sono stati accolti e i giudici hanno annullato provvedimenti e misure. L'indagine, anche su questo versante, chiaramente va avanti. Per Caiola, difeso dai legali Filippo Spina e Marco Granvillano, a fine mese si terrà il giudizio di secondo grado, su impugnazione della procura, che punta al riconoscimento del tentato omicidio, stando ai difensori completamente da escludere. La rivalità tra Caiola e i Cannizzaro, legati da rapporti di parentela, sarebbe sorta principalmente per ragioni di confine dei rispettivi terreni agricoli. Il quarantenne ha sempre respinto l'ipotesi di aver sparato mentre i tre erano in auto.
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