Sanità, colonscopia nel 2028: «Un sistema che penalizza i più fragili»
Il Cup dell’Asp di Caltanissetta, con una prima disponibilità indicata per ottobre 2027, ha provato a rivolgersi anche all’Asp di Ragusa. Qui, dopo oltre trenta minuti al telefono, la risposta sarebbe stata ancora più scoraggiante: ottobre 2028.
Gela. Liste d’attesa infinite e costi elevati per chi sceglie il privato. La denuncia di un cittadino riaccende i riflettori sulle criticità della sanità pubblica e sulle difficoltà del territorio gelese.
Due anni di attesa per una colonscopia diagnostica. È quanto sarebbe stato comunicato a una famiglia che, dopo aver contattato il Cup dell’Asp di Caltanissetta, con una prima disponibilità indicata per ottobre 2027, ha provato a rivolgersi anche all’Asp di Ragusa. Qui, dopo oltre trenta minuti al telefono, la risposta sarebbe stata ancora più scoraggiante: ottobre 2028. Per anticipare l’esame, l’alternativa è il pagamento di 262 euro a Caltanissetta o 252 euro a Ragusa.
Una vicenda che riporta al centro le criticità della sanità pubblica, in un territorio come quello gelese già alle prese con le difficoltà legate all’assistenza ospedaliera e all’accesso alle prestazioni. Quando le liste d’attesa si allungano e il ricorso al privato diventa troppo costoso, il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano pensionati, disoccupati e famiglie con redditi bassi.
«Chi non può permettersi di pagare come deve curarsi?» è la domanda che accompagna la denuncia del cittadino, che chiede risposte concrete alle istituzioni e interventi capaci di garantire tempi compatibili con le necessità diagnostiche. La questione si inserisce nel più ampio dibattito sulle difficoltà della sanità nel territorio, dove le criticità dell’ospedale di Gela e le carenze nell’accesso alle cure alimentano preoccupazioni e malcontento tra gli utenti.
Non bastano manifestazioni e promesse: servono interventi efficaci sulle liste d’attesa, servizi accessibili e una tutela reale delle fasce più fragili. Perché la possibilità di accertare una patologia non può dipendere dalla disponibilità economica del paziente.
La salute è un diritto, non un privilegio.
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