Rapina per i gioielli, i Di Noto davanti al giudice: rimangono in carcere
Per gli inquirenti, la refurtiva ammonta a non meno di centomila euro e non è stata ancora ritrovata. I due indagati hanno fornito una loro versione dei fatti
Gela. Rimangono in carcere Luigi Di Noto e Nunzio Di Noto, accusati della rapina ai danni di un commerciante di gioielli. Il giudice, dopo l'udienza di convalida di questa mattina, ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per entrambi, pur non convalidando il fermo, per mancanza del pericolo di fuga. La procura e i poliziotti del commissariato sono arrivati ai due cugini, con precedenti penali alle spalle, analizzando le immagini video che hanno consentito di riprendere la dinamica dell'aggressione, a pochi passi dal museo regionale. I due sono poi fuggiti, in sella a una vespa, con una valigia e uno zaino, sottratti al commerciante, rimasto ferito durante la colluttazione. Per gli inquirenti, la refurtiva ammonta a non meno di centomila euro e non è stata ancora ritrovata. I due indagati hanno fornito una loro versione dei fatti. Luigi Di Noto, assistito dall'avvocato Francesco Enia, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee, cercando di ridimensionare l'accaduto. Nunzio Di Noto, assistito dagli avvocati Filippo Spina e Giada Scerra, ha invece risposto alle domande, sottolineando che non c'era l'intenzione di colpire il commerciante, che ha cercato di opporsi per evitare di essere derubato. Il trentaseienne, come riferito dal procuratore capo Salvatore Vella e dai poliziotti, era in permesso premio e avrebbe dovuto raggiungere la Toscana dove era in misura. Gli inquirenti ritengono che il commerciante sia stato seguito per un certo lasso di tempo, prima dell'azione per sottrargli i gioielli che aveva con sé al fine di mostrarli a diversi clienti, in città.
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