Pochi fondi e manutenzione ai minimi termini, l'emporio arcaico di bosco Littorio non esiste più
Gela. Era stato ribattezzato la piccola Pompei.L’emporio non ha resistito. E’ bastato un forte acquazzone e l’incuria delle istituzioni a cancellare per sempre l’emporio arcaico-greco di bosco Littori...
Una richiesta a Palermo. Il direttore del Parco archeologico, Ennio Turco, ha inviato al dipartimento dei Beni culturali di Palermo la richiesta per una perizia di somma urgenza. “Non si possono quantizzare i danni all’emporio arcaico greco – accusa Turco – sicuramente esistevano incongruenze rispetto ai lavori effettuati dai tecnici incaricati dall’allora Soprintendenza ai Beni culturali. Le canalette sono piccole e non lasciano defluire le acque piovane. Mi sono adoperato, ordinando un intervento provvisorio con una ditta locale. I problemi sono rimasti, la copertura è troppo alta e priva di protezioni laterali. Anche se questo è un problema minore. Per i muretti crollati chiederemo agli esperti di mattoni crudi una perizia per il ripristino dei luoghi. Per la somma urgenza stiamo ancora aspettando”. Dal giorno del suo rinvenimento si sono susseguiti gli inviti a realizzare una struttura indispensabile a conservare nel tempo il patrimonio di interesse archeologico che al suo interno aveva consegnato tra i tanti fittili e vasi anche le Arule, considerate tra i venti tesori della Sicilia, esposte al primo piano del museo archeologico. Nell’ottobre di tre anni fa erano stati annunciati importanti interventi di pulizia e recupero dell’emporio di bosco Littorio. Il progetto avrebbe dovuto coinvolgere l’amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Angelo Fasulo, il Parco archeologico locale, la Marina militare americana e i volontari dell’associazione Triskelion, quest’ultimi avevano garantito la pulizia del sito. L’obiettivo era restituire l’emporio, rara testimonianza dell’attività greca di scarico, deposito e vendita di merci nei paesi del Mediterraneo, alla comunità gelese e ai turisti. In verità il sito è rimasto chiuso come del resto l’Acropoli. Il sito di Caposoprano, invece, ha riaperto al pubblico ieri. A distanza di venti giorni è rientrata l’emergenza sicurezza per la presenza di cani randagi.
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