Niscemi, relazione su frana acquisita dai pm: "Rischio residuo elevato"

"La complessità del fenomeno e la sua evoluzione nel breve termine rendono necessario proseguire con ulteriori acquisizioni satellitari", si legge nella relazione

09 marzo 2026 15:20
Niscemi, relazione su frana acquisita dai pm: "Rischio residuo elevato" -
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Niscemi. La procura di Gela, che ha aperto un'inchiesta sulla frana che ha sconvolto Niscemi, acquisirà agli atti la relazione dei docenti dell'università di Firenze, guidati dal Nicola Casagli, presidente del centro per la protezione civile dell'ateneo e professore ordinario di geologia applicata, incaricati dal Dipartimento della Protezione civile della presidenza del Consiglio di redigere un rapporto sul disastro che lo scorso gennaio ha sconvolto il comune siciliano. Il rapporto di 150 pagine, ricco di schemi e rilievi fotografici, fa una storia delle frane a cominciare da quella del 1790, un'analisi dei dati satellitari radar interferometrici, indagini geofisiche, valuta il rischio residuo nel centro abitato, e stila interventi di riduzione e monitoraggio del rischio residuo. "Allo stato attuale, i risultati ottenuti rappresentano un quadro conoscitivo tecnicamente coerente, ma da considerarsi preliminare, in quanto basato sulle acquisizioni disponibili fino alla data del presente rapporto. La complessità del fenomeno e la sua evoluzione nel breve termine rendono necessario proseguire con ulteriori acquisizioni satellitari, sia radar sia ottiche, al fine di monitorare in modo sistematico l’eventuale evoluzione dei movimenti, verificare la persistenza o attenuazione delle deformazioni osservate e aggiornare progressivamente il modello interpretativo del dissesto. Un monitoraggio multi-temporale continuo costituirà pertanto un elemento fondamentale per supportare le successive valutazioni tecniche e le eventuali misure di mitigazione e gestione del rischio. Il quadro complessivo delineato dai sopralluoghi e dai dati interferometrici satellitari indica che il rischio residuo rimane elevato per la frana nel suo complesso e che il fenomeno è destinato a evolvere ulteriormente. Pur permanendo un quadro di instabilità evolutiva del sistema franoso, la verifica puntuale effettuata indica che, allo stato attuale delle conoscenze e con le precauzioni adottate, la fascia di interdizione di 100 m dal ciglio della scarpata nel centro abitato garantisce un margine di sicurezza adeguato rispetto agli scenari di arretramento stimati. Si raccomanda in ogni caso adottare un approccio integrato per la gestione del rischio residuo che combini misure di Protezione Civile, monitoraggio strumentale continuo, delocalizzazioni e interventi di mitigazione strutturale, al fine di ridurre progressivamente l’esposizione al rischio del centro abitato e delle infrastrutture". Per gli esperti che hanno redatto la relazione, bisognerà soprattutto "potenziare il sistema di monitoraggio in situ mediante reti Gnss, inclinometri profondi e piezometri per il controllo delle pressioni neutre; realizzare opere di regimazione delle acque superficiali e drenaggi profondi per ridurre i fattori di innesco idraulici; eseguire interventi di protezione al piede dei versanti per contrastare l’erosione fluviale, elemento motore della riattivazione del fenomeno; mantenere e aggiornare le fasce di rispetto in base all’evoluzione del quadro deformativo monitorato dai sensori satellitari".

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