Musei pronti ma senza personale: la riapertura rischia di restare simbolica
Resta un nodo irrisolto: la carenza di personale. E il rischio è che la città non riesca a garantire una vera fruizione dei suoi tesori.
Gela. Mentre prendono il via gli interventi di restauro sulla “Gela 2”, la seconda nave arcaica destinata ad arricchire il percorso espositivo del Museo dei Relitti Greci, la città prova a rilanciarsi puntando sul patrimonio archeologico. L’obiettivo è arrivare pronti all’estate, quando si attende l’arrivo di visitatori attratti dalla storia millenaria del territorio.
Ma c’è un altro fronte che tiene banco: la riapertura del Museo Archeologico Regionale, chiuso ormai dal maggio 2021. Un’attesa lunga cinque anni, segnata da rallentamenti, passaggi di consegne, problemi organizzativi e una gestione spesso frammentata. Un iter complesso che ha trasformato un progetto di riqualificazione in una vicenda tutt’altro che lineare.
Negli ultimi giorni, però, è arrivato un segnale incoraggiante. Durante una riunione del Comitato tecnico-scientifico del Parco Archeologico di Gela, il direttore Ennio Turco ha fatto sapere che i lavori sono in fase conclusiva. Si sta procedendo con l’allestimento delle vetrine e il posizionamento dei reperti. Un passaggio concreto che lascia intravedere il traguardo.
L’ipotesi più accreditata è quella di una riapertura entro la fine di giugno. Una prospettiva che riaccende le aspettative, ma che non basta a dissipare i dubbi. Perché, anche a lavori ultimati, resta aperta la questione più delicata: chi terrà aperto il museo?
Ad oggi il personale di custodia è ridotto al minimo: sei unità, destinate a scendere a quattro entro la fine dell’anno per pensionamenti già previsti. Numeri che non consentono una gestione regolare neppure delle strutture già operative, come il Museo dei Relitti Greci inaugurato lo scorso febbraio.
Le soluzioni allo studio parlano di orari ridotti, aperture a giorni alterni o formule provvisorie. Ipotesi che rischiano però di trasformare una riapertura attesa per anni in un’operazione di facciata, senza una reale continuità di servizio.
In questo scenario si inserisce il tentativo dell’amministrazione comunale di trovare una via d’uscita, valutando il possibile impiego di personale già in forza al Comune.
Ma è proprio dalla Regione, l’ente che dovrebbe trovare la soluzione definitiva, che al momento, non arrivano indicazioni precise su come affrontare il problema strutturale degli organici. Un silenzio che pesa, soprattutto in una fase cruciale.
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