Droga nell'inchiesta "Boomerang", no della Cassazione al ricorso straordinario di Gerbino
I pm nisseni e i carabinieri concentrarono l'attenzione investigativa proprio sulle mosse e sui contatti di Gerbino, che per gli investigatori avrebbe approfittato dei permessi lavorativi per mantenere la gestione dell'affare della droga
Gela. Nonostante un anno fa la Corte di Cassazione non avesse accolto il ricorso, confermando la condanna a sedici anni e quattro mesi di reclusione nei suoi confronti, il cinquantaduenne Giacomo Gerbino, coinvolto nell'inchiesta “Boomerang”, che ricostruì un traffico di droga con base in città e collegamenti con altre aree della Sicilia, ha scelto la via del ricorso straordinario, sempre davanti ai giudici romani. I magistrati hanno detto ancora no, ribadendo la pena imposta a Gerbino, che per gli inquirenti fu la mente del gruppo che gestiva la via della droga. Nel ricorso straordinario, la difesa, con il legale Cristina Alfieri, ha fatto leva sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, invece indicate per altri coinvolti. C'era stato un primo annullamento con rinvio, deciso dai giudici di Cassazione. In appello, però, l'entità della condanna non variò e il successivo ricorso non fu accolto dai magistrati capitolini. La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni emesse sul ricorso straordinario. Anche la procura generale ha concluso per respingere l'iniziativa della difesa. I pm nisseni e i carabinieri concentrarono l'attenzione investigativa proprio sulle mosse e sui contatti di Gerbino, che per gli investigatori avrebbe approfittato dei permessi lavorativi per mantenere la gestione dell'affare della droga.
22.0°