Ministrante accusato di abusi sessuali in chiesa su una minore, difesa in appello: "Non li ha commessi"
Secondo l'accusa, in almeno un'occasione, appartandosi in una delle stanze della parrocchia, avrebbe sessualmente abusato della giovane
Gela. La procura generale, a marzo, aveva concluso richiedendo la conferma della condanna a otto anni di detenzione per un ministrante, accusato di aver abusato di una minorenne, durante attività svolte in una parrocchia. Questa mattina, davanti ai giudici della Corte d'assise d'appello di Caltanissetta, la difesa, con il legale Giuseppe Nicosia, ha invece contestato le conclusioni dell'accusa, ritornando sulle motivazioni che portarono a condannare l'imputato. Il difensore si è soffermato su punti strettamente di diritto, anche su una potenziale nullità della sentenza di primo grado che ha spiegato di non aver mai richiesto. Inoltre, stando alla sua linea, le motivazioni della condanna di primo grado, emessa dalla Corte d'assise nissena, non hanno caratteristiche tali da condurre a certezze sui presunti abusi. Per il difensore, il ministrante, che prestava il proprio supporto alle funzioni religiose nella chiesa di San Domenico Savio, non abusò della minorenne. Secondo l'accusa, in almeno un'occasione, appartandosi in una delle stanze della parrocchia, avrebbe sessualmente abusato della giovane. Fu lei stessa, dopo diversi anni dai fatti, a fornire i primi dettagli agli operatori del consultorio cittadino. L'imputato, sulla scorta dell'indagine condotta dai poliziotti del commissariato, coordinati dai pm della procura, venne sottoposto a una misura restrittiva. Il difensore ha ribadito le contraddizioni emerse nel corso dell'attività istruttoria in primo grado e riportate nelle motivazioni. Ha spiegato inoltre che non ci furono mai scuse da parte dell'imputato, proprio perché fin dall'inizio ha insistito sul fatto di non aver mai commesso abusi. I tanti anni trascorsi tra la vicenda e la denuncia, l'allontanamento del ministrante, che poi fu riammesso in chiesa ma solo come fedele per assistere alle funzioni religiose, e la denuncia sporta in un periodo nel quale la famiglia della ragazza risentiva di tensioni per una separazione dei genitori, sono altri aspetti richiamati dal difensore, che ha concluso per l'assoluzione. La ragazza, oggi maggiorenne, e i genitori, sono parti civili, assistiti dall'avvocato Carmelo Tuccio, che aveva concluso per la conferma della condanna. La decisione della Corte d'assise d'appello dovrebbe essere pronunciata a maggio.
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