"A sei anni usato per piazzare droga", madre e figlio confermano: "Volevano soldati dello spaccio"

Il minore ha inoltre ricordato altri accadimenti che si sarebbero verificati nella zona della stazione ferroviaria

25 maggio 2026 19:00
"A sei anni usato per piazzare droga", madre e figlio confermano: "Volevano soldati dello spaccio" -
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Gela. A soli sei anni usato per far arrivare droga a pusher e assuntori, nella zona della stazione ferroviaria. E' quanto raccontato direttamente da un minore, oggi quindicenne, sentito in modalità protetta, da una località segreta, e dalla madre. Hanno testimoniato, in videocollegamento, ascoltati dai giudici del collegio penale del tribunale. Le imputazioni vengono mosse a un pregiudicato, Daniele Nocera, zio del minore. Sarebbe stato lui, secondo le contestazioni della procura, a incaricare il nipote, all'epoca dei fatti di appena sei anni, di raggiungere i pusher e i clienti, effettuando la consegna. “Mi dava delle cose avvolte nella carta stagnola per darle ai suoi amici – ha detto il minore – se non ricordo male, in quel periodo, lui era ai domiciliari”. In almeno un'occasione, il bambino venne visto da altri familiari. “Lo notai che stava scambiando una cosa e gli davano dieci euro e lo rimproverai, portandolo a casa”, ha detto la madre a sua volta sentita in videocollegamento da una località segreta. Anche il nonno materno si sarebbe accorto della situazione. La madre, come ha riferito ai giudici, lasciò il marito (fratello di Nocera), separandosi da lui e poi divorziando. Da quel momento, avrebbe subito minacce, anche per le vicende che riguardavano lo spaccio di droga. “Trovai proiettili e una bottiglietta davanti alla porta della mia abitazione – ha riferito – una volta, tentarono di far saltare in aria l'abitazione, aprendo il gas anche se non ci riuscirono. Mio figlio mi raccontò che il nonno paterno gli disse che mi avrebbero sparato”. Il minore ha inoltre ricordato altri accadimenti: trovò, nell'area adiacente all'abitazione della famiglia del padre, una busta contenente dosi di droga. Gli stessi familiari gli avrebbero fatto nascondere armi in un pozzo. Una situazione al limite che è stata indicata nelle testimonianze. “Volevano che i miei figli diventassero soldati per lo spaccio di droga”, ha detto ancora la madre. Sia lei sia il figlio sono stati sentiti in modalità protetta, dato che non vivono più in città ma in una località segreta. La donna è ora consorte di Giuseppe Cavallo, che ha deciso di collaborare con la giustizia. “Mio marito – ha detto inoltre – sta aiutando a smantellare tutta questa gente”. La difesa dell'imputato, sostenuta dall'avvocato Giuseppe Cascino, ha fatto rilevare alcune possibili incongruenze nelle dichiarazioni rese da madre e figlio. Ha inoltre richiamato l'azione giudiziaria che i nonni paterni avviarono per poter rivedere i nipoti, che intanto vivevano con la madre. L'attività istruttoria proseguirà nel corso del dibattimento.

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