Messinese non scalda i "cuori", Cascino e Di Dio: "Senza maggioranza è inutile"
Gela. Messo con le spalle al muro dalla terza mozione di sfiducia (nell’arco di appena un anno), il sindaco Domenico Messinese si è lanciato in un nuovo appello pubblico alla collaborazione. Ha aperto...

Gela. Messo con le spalle al muro dalla terza mozione di sfiducia (nell’arco di appena un anno), il sindaco Domenico Messinese si è lanciato in un nuovo appello pubblico alla collaborazione. Ha aperto porte e pure finestre a chi volesse sostenere il suo progetto, garantendogli i prossimi due anni di governo. La mozione di sfiducia, con il sostegno ufficiale del Pd, è ormai depositata e si attende solo l’ufficialità della data di convocazione dell’assise civica. Messinese e i suoi stanno cercando di stringere i tempi e vorrebbero chiudere eventuali intese politiche. La dem Romina Morselli, in totale disaccordo con l’accelerazione imposta dal partito, potrebbe anche decidere di schierarsi contro una mozione sostenuta dal centrodestra e dai grillini. Se lasciasse il gruppo consiliare del Pd, allora avrebbe mano libera e potrebbe decidere in totale autonomia. Ma anche quelli politicamente più “tiepidi” verso la sfiducia del fronte sembrano volere garanzie dal sindaco. “Non possiamo aderire ad una richiesta che riguardi solo DiventeràBellissima – spiega il capogruppo del movimento di Musumeci Vincenzo Cascino – siamo per la sfiducia. Il sindaco dovrebbe trovare una maggioranza seria di almeno dodici o tredici consiglieri ma non credo ci siano le condizioni. Incontri con Messinese? Solo un caffè al bar e niente di più”.
Conclusioni quasi analoghe arrivano anche dalla sponda di Energie per l’Italia. Dopo il no all’ingresso in giunta, il gruppo di centrodestra attende la prova d’aula. “Non ci interessano progetti basati su singole forze politiche, altrimenti saremmo entrati in giunta quando ci è stato chiesto – dice il capogruppo in consiglio comunale Luigi Di Dio – l’unica possibilità di valutare l’apertura del sindaco è la presenza di un fronte ampio, altrimenti è tutto inutile. Non andiamo dietro ai posti disponibili”. L’appello del sindaco non sembra scaldare i cuori neanche di quei consiglieri che non si sono ancora schierati apertamente con la mozione di sfiducia. Forse, l’unica vera carta che rimane in tasca a Messinese è quella dell’azzeramento (a cominciare dal suo assessore di riferimento Simone Siciliano). Gli indecisi non si sbilanciano, ma l’addio del vicesindaco potrebbe aprire nuovi scenari. Per ora, sembra veramente difficile che il primo cittadino riesca ad invertire una rotta che conduce direttamente alla fine anticipata del suo governo.