Mafia, studenti e magistrati raccontano storie di donne boss o “ribelli”
Un incontro tra i vertici degli uffici giudiziari e gli studenti dei licei e delle università per dialogare su come sta cambiando la mafia al Palazzo di Giustizia di Palermo
di Franco Nuccio
PALERMO (ITALPRESS) – Un incontro tra i vertici degli uffici giudiziari e gli studenti dei licei e delle università per dialogare su come sta cambiando la mafia e cosa sta accadendo dopo le ultime inchieste giudiziarie che hanno disarticolato Cosa Nostra, con particolare riferimento al ruolo delle donne. E’ stato questo il filo conduttore del convegno “Raccontami: storie di donne tra mafia e antimafia” che si è svolto stamane al Palazzo di giustizia di Palermo.
Rispondendo alla domanda di una studentessa sulla apparente contraddizione determinata dalla presenza sempre più incisiva dell’universo femminile all’interno di una organizzazione criminale di natura patriarcale come la mafia il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia ha osservato: “Cosa Nostra è una struttura complessa ed elastica che punta a due obiettivi principali: il potere e la ricchezza. Ecco perchè quando tutti i maschi vengono arrestati o uccisi sono le donne a prendere il loro posto per continuare a gestire una organizzazione che è sì patrtiarcale ma anche pronta ad adattarsi alle nuove situazioni”.
Il procuratore ha citato anche alcuni esempi concreti come l’importante mandamento di Partinico guidato dalla famiglia Vitale: “quando tutti i componenti di sesso maschile sono finiti in galera – ha ricordato De Lucia – Giusi Vitale, poi diventata collaboratrice di giustizia, ha assunto le redini della cosca con l’avallo di tutti i capi degli altri mandamenti, a cominciare da Matteo Messina Denaro”.
E la procuratrice aggiunta della Direzione distrettuale antimafia Franca Imbergamo, rispondendo a una domanda sulle donne che in passato non venivano colpite da provvedimenti cautelari o misure di prevenzione come il soggiorno obbligato ha citato il caso di Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina.
Il ruolo fondamentale dell’universo femminile nella lotta alla mafia è stato sottolineato invece dal presidente della Corte d’appello Antonio Balsano: “Le donne hanno saputo interpretare meglio di chiunque altro la ribellione a Cosa Nostra e il desiderio di riscatto attraverso forme di impegno civile all’indomani delle stragi come il digiuno o il comitato dei lenzuoli. Voglio ricordare, in particolare, Rita Borsellino che è stata protagonista di una autentica lotta di liberazione dall’ipoteca mafiosa in Sicilia”.
Il rapporto tra mafia e religione è stato affrontato infine dal procuratore generale Lia Sava. “Cosa Nostra ha strumentalizzato la religione per legittimarsi davanti alla popolazione – ha spiegato – ma la Chiesa si è sempre espressa in modo netto e inequivocabile contro Cosa Nostra, come dimostra l’anatema lanciato da Giovanni Paolo II dalla Valle dei templi o l’impegno di Don Pino Puglisi in un quartiere come quello di Brancaccio”.
Al convegno ha assistito anche il presidente della Regione Renato Schifani. “Allontanare i ragazzi e le donne dai contesti familiari mafiosi è l’unico modo per garantire loro un futuro lontano dalla violenza e dell’illegalità, scardinando la mafia dal suo interno. Per questo sono particolarmente orgoglioso di avere contribuito all’approvazione in Sicilia della legge “Liberi di scegliere”, nata da un’intuizione del presidente del Tribunale per i minorenni, Roberto Di Bella, e oggi anche legge dello Stato” ha commentato il Governatore a margine dei lavori del convegno.
– Foto Regione Siciliana –
(ITALPRESS).
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