L’ultima ‘’Agorà’’ di Franco, una città intera in silenzio
Gela ha salutato Franco Gallo, e lo ha fatto come si fa con chi non è mai stato soltanto un cronista, ma parte della comunità.
Gela. Una sedia vuota. L’ultima postazione da cui aveva raccontato il suo Gela. Basta questa immagine per capire che qualcosa, oggi, è cambiato per sempre. È da qui che inizia l’ultima Agorà di Franco Gallo, da una partita del Gela in cui il Presti sembra più vuoto, senza la sua consueta presenza.
Allo stadio, tra i cori degli ultras, il suo nome risuona più forte del solito. Un cuscino di fiori biancazzurri, i colori che ha sempre amato e difeso, viene deposto dagli amici di sempre. Ma il vuoto resta, evidente, quasi assordante.
Al “Presti”, come all’intera città, manca la sua presenza, manca il suo sguardo attento, la sua voce pronta a trasformare una notizia in racconto. E allora sono gli ultras a colmare quel silenzio, scandendo il suo nome, ancora una volta, al centro della sua gente.
Poi il calcio, quello che amava. Al sessantesimo minuto il Gela segna. Sotto la curva appare una maglia con il suo nome. Un omaggio che arriva proprio mentre il feretro lascia il Municipio, dove per ore la città gli ha reso omaggio. Due momenti lontani ma uniti, come se Franco stesse ancora raccontando quella partita, ancora dentro la sua Gela.
Il corteo attraversa la città. È lungo, composto, carico di emozione. In testa gli amici di sempre, quelli che conoscevano Franco Gallo oltre il giornalista: l’uomo, il compagno, il sorriso. Dietro, un’intera comunità. Perché Franco Gallo non era solo una firma o una voce: era un punto di riferimento.
La Chiesa Madre è gremita. Dentro c’è chi lo ha conosciuto da vicino e chi, pur non avendolo mai incontrato, lo sentiva parte della propria quotidianità. Perché Franco è entrato nelle loro case, con la televisione, con la radio, con il suo modo diretto e sincero di raccontare.
Durante la celebrazione, le parole diventano memoria. La figlia Roberta ricorda il papà, amorevole, con una dolcezza che attraversa la chiesa. Il sindaco Terenziano Di Stefano ne sottolinea il valore umano e professionale. Il collega e amico fraterno Fabrizio Parisi ne restituisce invece il lato più leggero, più autentico, quello che Franco custodiva tra una diretta e una partita di calcetto.
E poi gli amici, i colleghi, la scuola “Romagnoli-Solito”, che gli dedicano versi semplici ma intensi. Perché raccontare Franco significa raccontare un pezzo di questa città.
All’uscita del feretro, l’ultimo abbraccio. La squadra del Gela arriva direttamente dallo stadio. I tifosi cantano ancora il suo nome. È lo stesso nome che campeggiava sullo striscione esposto poco prima della partita: “Ciao Franco, uomo sincero e gelese vero”.
Franco Gallo se ne va, ma lascia una traccia profonda. Nelle parole che ha scritto, nelle storie che ha raccontato, nell’identità che ha contribuito a costruire. Perché per Gela, Franco Gallo non è stato solo un giornalista. È stato e rimarrà la voce della città.
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