L'inchiesta, "i soldi erano per Mancuso e non per un fantomatico pubblico ufficiale da corrompere"

Le versioni rese nel corso degli interrogatori preventivi non hanno per nulla convinto il gip del tribunale nisseno Santi Bologna, che scrive di “profili di palese mendacio da parte di Michele Mancuso” e di Lorenzo Tricoli

21 febbraio 2026 07:30
L'inchiesta, "i soldi erano per Mancuso e non per un fantomatico pubblico ufficiale da corrompere" - Uno degli incontri ripreso dagli investigatori
Uno degli incontri ripreso dagli investigatori
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Caltanissetta. Il parlamentare Ars di Forza Italia, Michele Mancuso, al centro dell'inchiesta su corruzione e contributi, attualmente agli arresti domiciliari, è stato costantemente monitorato dai pm della procura di Caltanissetta e dai poliziotti della squadra mobile e dello Sco di Roma. Il contributo da 98 mila euro che con un suo emendamento all'Ars venne garantito all'associazione “Genteemergente” fu, per gli investigatori, la base dell'accordo corruttivo, che gli permise di ottenere dodicimila euro, consegnati in tre tranche, attraverso il suo stretto collaboratore Lorenzo Tricoli, a sua volta ai domiciliari. Le versioni rese nel corso degli interrogatori preventivi non hanno per nulla convinto il gip del tribunale nisseno Santi Bologna, che scrive di “profili di palese mendacio da parte di Michele Mancuso”. Per gli inquirenti e per il gip, sia il parlamentare regionale sia Tricoli sono più volte caduti in netta contraddizione, nel tentativo di allontanare l'ombra dei soldi, che l'accusa ritiene fossero una vera e propria mazzetta a favore di Mancuso, che con il suo emendamento aveva garantito il contributo da quasi centomila euro all'associazione, riconducibile a parenti di Tricoli, per l'organizzazione di concerti di una tribute band, in diversi comuni della provincia. Inizialmente, come emerge dalle intercettazioni, parlarono anche di Gela, da inserire nell'elenco delle date, ma non se ne fece nulla. Secondo il gip, che dietro al finanziamento regionale ci fosse l'accordo corruttivo, emerge dal fatto che, tra gli altri aspetti, Tricoli, parlando con Carlo Rizioli, Manuela Trapanese ed Ernesto Trapanese, referenti diretti di “Genteemergente” e a loro volta indagati, spiegava “menomali ca chiddru fici u Trapani calcio...e quindi...chistu passà in secunnu pianu..." . Il collaboratore di Mancuso, secondo gli investigatori, si riferiva all'inserimento nello stesso provvedimento regionale di un emendamento per il Trapani calcio, che in quel momento fece mediaticamente molto discutere. Quindi, per Tricoli, questo avrebbe distratto l'attenzione dai 98 mila euro all'associazione “Genteemergente” per i concerti di una tribute band di Vasco Rossi. Tricoli e Mancuso, rispetto al concerto che si tenne a Mazzarino, tra quelli organizzati per le attività finanziate con i soldi stanziati dalla Regione, contattarono un promoter gelese (non coinvolto nell'indagine) che si occupò dell'evento. Intercettati, a commento della serata, il promoter, rivolgendosi a Mancuso volle precisare di essere “sempre a disposizione”. I soldi che secondo le accuse furono consegnati a Mancuso, per il tramite di bonifici a una società riconducibile a Tricoli e a un altro socio, e poi messi in mano materialmente al parlamentare, venivano stornati dal contributo regionale. Elemento che ancora di più, per il gip, aggrava la posizione del deputato. Intercettazioni e videoriprese, anche all'interno dell'auto nella disponibilità di Tricoli, sono dati che gli investigatori hanno utilizzato per ricostruire l'intera vicenda. Secondo le contestazioni, tra il parlamentare e il suo collaboratore c'era “un intimo rapporto di fiducia”. Inoltre, ritengono gli inquirenti, non c'era nessun funzionario da “oliare” in assessorato, a Palermo, come avrebbero fatto intendere gli indagati, nel corso di conversazioni intercettate. “L'unico pubblico ufficiale” che ottenne i soldi, come indica il gip, sarebbe stato proprio l'onorevole Mancuso. “A rafforzare ulteriormente la ricostruzione investigativa sopra delineata, secondo cui il pretesto della presunta necessità per l'onorevole Mancuso di recarsi a Palermo per consegnare a un fantomatico pubblico ufficiale il denaro destinato a un'ipotizzata attività corruttiva costituirebbe, in realtà, un semplice espediente linguistico volto a mascherare la raccolta di somme destinate allo stesso deputato regionale, intervengono in maniera significativa le risultanze dell'attività di intercettazione svolta”, scrive il giudice delle indagini preliminari.

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