Libri, Roberto Puglisi si racconta in “Amare vuol dire non perdersi mai” / Video
PALERMO (ITALPRESS) – “Il dolore è semplicemente l’amore che si è messo un’altra maschera”. È da questa riflessione che nasce “Amare vuol dire non perdersi mai”, il nuovo libro di Roberto Puglisi, giornalista e scrittore, che sceglie di confrontarsi con u
PALERMO (ITALPRESS) – “Il dolore è semplicemente l’amore che si è messo un’altra maschera”. È da questa riflessione che nasce “Amare vuol dire non perdersi mai”, il nuovo libro di Roberto Puglisi, giornalista e scrittore, che sceglie di confrontarsi con una dimensione più intima fatta di ricordi, separazioni e legami che continuano oltre l’assenza. Puglisi ne ha parlato in un’intervista all’Italpress, raccontando la genesi di un’opera diversa rispetto ai suoi lavori precedenti, dedicati alla cronaca, dalla storia di Biagio Conte ai temi legati alla mafia.
“È una svolta intima che nasce dalla qualità fondamentale del nostro mestiere, che è l’incontro con l’umanità – spiega Puglisi -. Io appartengo a una natura timida e questo lavoro mi è servito anche per uscire dal guscio. Incontri tante storie umane e capisci che speranze e dolore sono profondamente correlate”.
Il libro è autobiografico, ma con l’ambizione di andare oltre il racconto personale. “Racconto storie mie che siano di tutti – sottolinea -. Ci sono cose che ho vissuto, ma che possono entrare nell’esperienza di chi legge perché riguardano tutti. Per cui c’è questo doppio sguardo, qualcosa che io ho vissuto e qualcosa che però forse, questa è la mia piccolissima speranza, può entrare nell’esperienza di chi legge perché lo riguarda”.
Il tema centrale è quello della perdita e del distacco. “È un libro pieno di assenze, perché molte persone non ci sono più – racconta -, che si rivolge a tutti quelli che sperimentano la manifestazione della separazione, dell’addio che è una cosa umanamente molto pesante da sopportare ma, allo stesso tempo, l’esperienza dell’addio è qualcosa che porta con sé anche una speranza: non solo quella del ricongiungimento, ma quella della persistenza. Il fatto che una persona non ci sia più fisicamente non impedisce di continuare un dialogo nel tempo perché in realtà il dolore è semplicemente l’amore che si è messo un’altra maschera”.
Tra le pagine trovano spazio anche i ricordi familiari e quelli dell’infanzia, momenti che hanno contribuito a costruire la sua vocazione alla scrittura. “Tengo molto ai ricordi di casa mia, alle prime cose che ho vissuto. Da bambino mi chiudevo in uno sgabuzzino con un quaderno e iniziavo a scrivere. Oppure raccontavo le partite dei bambini sotto casa, facendo quasi delle cronache. Quella è stata la mia prima esperienza di racconto”.
Un percorso che lega la scrittura alla sua lunga esperienza da cronista. Guardando invece all’attualità, Puglisi riflette anche sul presente di Palermo, città che ha raccontato per anni attraverso il suo lavoro giornalistico.
“È una città divaricata, come sempre – osserva -. Non è più la Palermo degli anni Ottanta: abbiamo conosciuto tanti testimoni di speranza, da Biagio Conte a don Pino Puglisi, persone che hanno lasciato qualcosa”. Ma accanto ai segnali positivi restano ancora criticità.
“Quando incontri chi ha subito intimidazioni, quando vedi una volontà di costruire che viene sfregiata, capisci che c’è ancora molto da fare. Non possiamo cullarci sugli errori: la strada dell’impegno deve continuare”.
Per Puglisi il racconto resta quindi uno strumento per comprendere la realtà, custodire la memoria e dare voce alle storie delle persone. Un percorso che continua anche attraverso gli incontri con i lettori: il prossimo appuntamento è previsto il 7 luglio alla libreria Feltrinelli di Palermo.
IL VIDEO
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(ITALPRESS).
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Verificato il: 29 giugno 2026
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