L'hashish spacciato a Gela e Niscemi: contatti con le chat, fissata l'udienza preliminare
Gli approfondimenti investigativi vennero condotti dai poliziotti, coordinati dai pm della procura gelese
Gela. La droga che sarebbe stata piazzata e venduta, a Gela così come a Niscemi, era principalmente hashish, spesso ceduto in un casolare di campagna. Dopo la chiusura delle indagini, è stata fissata l'udienza preliminare per sei imputati. Si presenteranno davanti al gup del tribunale gelese il prossimo ottobre. L'inchiesta ha toccato i gelesi Vincenzo Tilaro (25 anni) e Giada Piazza (25 anni), rappresentati dagli avvocati Carmelo Tuccio e Rosario Prudenti, e i niscemesi Cono Alfredo Cilio, Salvatore Rizzo, Francesco Ingallina ed Emanuele Sciacca, difesi dagli avvocati Francesco Spataro, Francesco Rizzo, Rosa Salerno. Gli approfondimenti investigativi vennero condotti dai poliziotti, coordinati dai pm della procura gelese. I contatti per l'acquisto pare avvenissero per il tramite di messaggi su applicazioni smartphone. L'inchiesta venne ribattezzata “Drug emoticon”. Tra i coinvolti, c'era un altro gelese, poi deceduto mentre si trovava ristretto in carcere. Non si esclude che fossero i gelesi a garantire forniture ai pusher niscemesi. Il maggior numero di episodi di spaccio viene contestato a Salvatore Rizzo.
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