Italia fuori dai Mondiali, la rabbia dei cittadini: “Il calcio italiano rispecchia la politica”
Ciò che è certo è che a perderci non sono solo i calciatori e i principali esponenti di un calcio italiano alla deriva ma sono tutti coloro i quali seguono con passione questo sport, talvolta rimettendoci anche di tasca propria.
Gela. Per la terza edizione di fila, l’Italia guarderà il Mondiale da casa. Decisivo il ko ai calci di rigore contro la Bosnia in finale playoff, che ha spento le speranze di tutto il Paese e interrotto sul nascere il sogno americano. Un disastro a tinte azzurre che porta diverse firme e che determinerà uno stravolgimento nell’organigramma della FIGC, dal presidente Gravina al CT Gattuso. L’impressione, infatti, è che le colpe siano da attribuire non solo ai giocatori, che hanno sicuramente le loro responsabilità, ma a chi ha ridotto il calcio italiano a questo livello. È evidente, infatti, che negli ultimi anni il tasso tecnico si sia abbassato esponenzialmente, e le tre eliminazioni di fila contro nazionali non irresistibili come Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia ne è la prova schiacciante.
“Il calcio, oggi, rispecchia la nostra politica - afferma un cittadino -. L’Italia, purtroppo, non conta nulla. Senza le riforme giuste le cose difficilmente cambieranno, è inutile cercare alibi”.
“Sono molto amareggiato per l’eliminazione, un Mondiale senza l’Italia è come la Formula 1 senza la Ferrari - dichiara un altro cittadino -. Molti danno la colpa al CT ma Gattuso ha quei giocatori a disposizione, ci può fare poco. Non abbiamo fuoriclasse perché i vivai vengono curati diversamente da come si dovrebbe”.
Ciò che è certo è che a perderci non sono solo i calciatori e i principali esponenti di un calcio italiano alla deriva ma sono tutti coloro i quali seguono con passione questo sport, talvolta rimettendoci anche di tasca propria. A perderci sono quei ragazzi che a stento rammentano la Coppa del Mondo 2014 ma che hanno nitidi ricordi dell’amarezza provata per via delle tre eliminazioni. Il calcio italiano è anche di quei bambini che non hanno ancora mai visto l’Italia al Mondiale e che dovranno attendere altri quattro anni prima di fare un altro tentativo, con l’auspicio che sia quello giusto. È di quei piccoli appassionati che si chiedono se potranno mai sventolare la bandiera tricolore in occasione della Coppa del Mondo e guardarla con un ruolo da protagonista e non più da spettatore neutrale, come accadeva in passato.
“È una crisi nel sistema purtroppo - dichiara un cittadino di ventitré anni - nel 2014 avevo appena undici anni mentre, se tutto va bene, rivedrò l’Italia al mondiale quando ne avrò ventisette”.
In conferenza, l'ormai ex presidente della FIGC Gabriele Gravina ha definito il calcio uno sport professionistico, riducendo le altre discipline a sport dilettantistici. Discipline che, paradossalmente, negli ultimi anni hanno regalato più di qualche soddisfazione agli appassionati, dagli Slam di Sinner ai Gran Premi conquistati recentemente dal giovanissimo Antonelli, passando per le eroiche gesta dei tantissimi campioni italiani alle Olimpiadi. Quello che dovrebbe essere lo sport nazionale, paradossalmente, è quello che sta ottenendo minori risultati, sia per quanto riguarda la nazionale sia per quanto riguarda i club italiani, che difficilmente riescono ad ottenere grandi risultati al di fuori della penisola. L’impressione è che se non si inverte questo trend negativo le cose andranno solo peggiorando e il calcio perderà sempre più appeal.
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