Indagine sulla raccolta e lo smaltimento del ferro, i sequestri ammontano a due milioni di euro
Hanno operato i finanzieri del comando provinciale di Caltanissetta, con il supporto del reparto operativo aereonavale di Palermo
Gela. Ammonta a due milioni di euro il valore dei sequestri che i militari della guardia di finanza hanno condotto a seguito dell'inchiesta sulle presunte irregolarità nel ciclo del ferro, della quale abbiamo riferito negli scorsi giorni. I rifiuti risultavano accatastati direttamente sul suolo, senza protezione o impermeabilizzazione, con il concreto rischio di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere, cagionando un potenziale grave danno ambientale. Oltre all'area di stoccaggio, a Niscemi, di proprietà di Gaetano Barone, sottoposto a custodia cautelare in carcere, sono stati sequestrati mezzi e materiali trasportati. Hanno operato i finanzieri del comando provinciale di Caltanissetta, con il supporto del reparto operativo aereonavale di Palermo. L'inchiesta è coordinata dalla Dda di Caltanissetta. Come riferito, l'ipotesi avanzata è di traffico illecito di rifiuti. Per gli inquirenti, Barone, con il supporto di prossimi congiunti e stabili collaboratori, si occupava della raccolta e dello stoccaggio, presso il deposito della propria azienda, di ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti da diversi soggetti. Questi ultimi, dietro corresponsione di denaro, conferivano quotidianamente materiali di varia natura, inclusi rifiuti pericolosi. Successivamente, i rifiuti venivano trasportati e smaltiti presso altre aziende operanti nel territorio dei comuni di Catania e Licata. Le indagini hanno consentito di individuare numerosi conferitori, alcuni dei quali già noti alle forze dell’ordine, provenienti anche dai comuni limitrofi che conferivano quotidianamente, a fini di lucro, ingenti quantitativi di rifiuti utilizzando, in diversi casi, automezzi privi delle necessarie autorizzazioni ambientali. Nel sito venivano accumulati rifiuti speciali, anche pericolosi, costituiti principalmente da materiali metallici ferrosi e non ferrosi, oltre a batterie esauste di veicoli. Lo stoccaggio avveniva in modo grossolano e privo di misure di sicurezza, con una suddivisione approssimativa di rifiuto. In particolare, dopo la pesatura, i rifiuti ferrosi – tra cui prodotti in ferro, fusti, elettrodomestici, e veicoli – che rappresentavano la componente più voluminosa, venivano scaricati dai mezzi dei conferitori, quasi sempre autocarri, anche con l’ausilio di una gru, e accumulati direttamente sulla terra battuta del piazzale dell’azienda niscemese. Ai domiciliari, il gelese Nunzio Alfieri, che portava avanti una ditta del settore. Sono state disposte inoltre misure restrittive con divieti di dimora, obblighi di presentazione e l'interdizione a esercitare attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti, per altri indagati, che rimangono a piede libero. Come indicato, negli scorsi mesi gli interrogatori preventivi hanno riguardato quarantasette posizioni.
11.4°