Morte sul lavoro

Incidente a Timpazzo, Iacona morì: condanna per operaio, società dovranno risarcire

L'accusa era di omicidio colposo. Domani ricorre il nono anno dalla morte dell'operaio quarantaquatrenne

03 novembre 2026 18:00
Incidente a Timpazzo, Iacona morì: condanna per operaio, società dovranno risarcire - L'operaio Rocco Iacona morì a Timpazzo
L'operaio Rocco Iacona morì a Timpazzo
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Gela. Domani ricorre il nono anno dalla morte dell'operaio quarantaquattrenne Rocco Iacona, deceduto in una delle aree della discarica Timpazzo, dopo essere stato schiacciato da una pala meccanica in manovra. In giornata, il giudice Francesca Pulvirenti ha disposto la condanna, a due anni con sospensione condizionale della pena, per un altro operaio, Graziano Alecci, che il 4 novembre 2017 manovrava quella pala meccanica nel tentativo di liberare un furgone impantanato, in presenza di Iacona. L'accusa era di omicidio colposo e il giudice ha accolto la richiesta di condanna avanzata dalla procura. Per Iacona, che era alle dipendenze di una società impegnata nei servizi interni alla discarica, non ci fu nulla da fare. Partì un'indagine che è poi sfociata in due diversi procedimenti penali, uno dei quali ancora in dibattimento. Il giudice ha anche riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni, da definire in sede civile, in favore dei familiari dell'operaio, assistiti dagli avvocati Carmelo Tuccio e Vittorio Giardino, che a loro volta hanno concluso per la condanna dell'imputato facendo rilevare le discrasie gestionali nelle dinamiche del sito di conferimento. Nel dispositivo letto in aula, il giudice Pulvirenti ha pure riconosciuto alle parti civili (familiari di Iacona) una provvisionale complessiva da 210 mila euro. Sia il risarcimento dei danni sia la provvisionale sono a carico dell'imputato e delle società impegnate in quella fase nei servizi interni a Timpazzo, “Novambiente” e “General service”, oltre che dell'Ato Cl2 in liquidazione, che aveva la gestione della discarica. Le stesse società sono nel giudizio come responsabili civili. Per la procura, quanto accaduto, come riferito nella requisitoria finale dal pm Lucia Caroselli, fu la conseguenza di un sistema gestionale nel quale “i datori di lavoro avevano abdicato del tutto ai loro doveri”. Il pm aveva parlato, in aula, di “totale anarchia” a Timpazzo, dove “i documenti per la tutela della sicurezza dei lavoratori erano carta straccia”. Secondo il magistrato, quella di Alecci, che non aveva una formazione specifica per l'uso di mezzi come la pala meccanica, fu “una colpa pressoché minima”. Per la difesa dell'operaio, con l'avvocato Giuseppe Cascino, fin dall'inizio sono mancati i presupposti per contestare l'omicidio colposo. Nelle sue conclusioni ha messo in discussione l'impalcatura generale dei capi d'accusa. La sentenza, dopo la pubblicazione delle motivazioni, sarà impugnata dalla difesa di Alecci. A loro volta, i legali dei responsabili civili, compresi quelli che assistono le società, hanno escluso un collegamento diretto tra l'accaduto e il ruolo delle aziende. La decisione di primo grado arriva dopo un'istruttoria dibattimentale lunga e complessa, protrattasi negli anni. E' in corso un secondo procedimento penale che vede imputati i riferimenti delle società e dell'Ato.

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