Mafia al nord

Inchiesta "Hydra": i gelesi, il credito da recuperare e uno scomparso, "i Nicastro erano pericolosi"

I Nicastro furono monitorati insieme a tanti altri coinvolti nell'inchiesta

02 novembre 2026 07:15
Inchiesta "Hydra": i gelesi, il credito da recuperare e uno scomparso, "i Nicastro erano pericolosi" - Gli incontri monitorati dagli investigatori
Gli incontri monitorati dagli investigatori
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Milano. “I Nicastro erano pericolosi, soprattutto Fabio, era uno che sparava”. I gelesi, imputati in seguito alla maxi inchiesta antimafia “Hydra”, sono stati più volte indicati dai collaboratori di giustizia, sentiti dai pm della Dda di Milano che coordinarono l'indagine su quello che viene indicato come il “consorzio di mafie”, con base in Lombardia. E' soprattutto un credito, da circa 180 mila euro, che è diventato tema di disamina, sia nei verbali dei collaboratori sia durante l'istruttoria dibattimentale in corso, con le difese dei fratelli Fabio Nicastro, Dario Nicastro e Francesco Nicastro e ancora di Rosario Bonvissuto, che hanno posto domande specifiche. Il credito sarebbe stato vantato proprio dai Nicastro nei confronti di un altro coinvolto nell'inchiesta, Gioacchino Amico, a sua volta diventato collaboratore di giustizia. E' il recupero di quel credito, che sarebbe stato affidato a un catanese, Gaetano Cantarella, detto “'u curtu”, che ha posto ulteriori risvolti. Di Cantarella, infatti, non si sa più nulla dal 2020, quando era ritornato in Sicilia e sarebbe sparito nella zona della provincia di Caltanissetta, vittima di una presunta lupara bianca. Secondo uno dei collaboratori, l'etneo William Cerbo (detto “Scarface”), legato a Cantarella da rapporti di parentela, “si paventava che dietro la scomparsa ci fossero i Nicastro”. Viene infatti ipotizzato che Cantarella si fosse appropriato di denaro dovuto ai Nicastro. Per i gelesi, fino a oggi, non è mai stata avanzata alcuna contestazione su questa scomparsa. Sempre per i 180 mila euro, secondo un altro collaboratore, Francesco Bellusci, sentito per svariate udienze davanti al collegio penale del tribunale di Milano, i Nicastro sarebbero stati pronti “ad ammazzare Amico”. E' proprio Bellusci, inoltre, che durante la propria deposizione sottolinea che sarebbe stato Dario Nicastro, in un bar, parlando ancora del credito da recuperare, a dire che Amico poteva fare la fine “di quello”. Per il collaboratore, anche per il gesto che accompagnò quelle parole, il riferimento sarebbe stato a Cantarella. I Nicastro furono monitorati insieme a tanti altri coinvolti nell'inchiesta, pure durante un pranzo che mise insieme i presunti referenti dei gruppi di mafia del “consorzio”. Sarebbe stata, quella, una delle poche occasioni ufficiali con la presenza di Fabio Nicastro. “Fabio aveva collaborato con la giustizia in passato e non poteva sedersi al tavolo con gli uomini”, ha spiegato Bellusci. I Nicastro, che in quel periodo avevano avviato un bar a Busto Arsizio, avrebbero “lavorato insieme a Bonvissuto, che ogni tanto gli passava dei lavori nei cantieri”, ha spiegato ancora Bellusci. Se quella di Cerbo, che ha comunque confermato di conoscere i Nicastro, è stata una disamina maggiormente legata ad aspetti concentrati sulle truffe societarie che portava avanti, con collegamenti anche a Gela, la deposizione di Bellusci ha sviluppato il presunto ruolo dei gelesi nel “consorzio” e negli equilibri criminali tra le organizzazioni attive nel contesto lombardo. Sono stati i difensori degli imputati gelesi, gli avvocati Flavio Sinatra, Silvia Consonni, Danilo Tipo e Corrado Viazzo, a soffermarsi su più punti della ricostruzione fornita dai collaboratori. I pm della Dda milanese, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, nel corso dell'esame dei due collaboratori, sentiti in dibattimento, hanno rimarcato la ricostruzione d'accusa. In dibattimento, sono quarantacinque gli imputati. Davanti al gup, in fase di udienza preliminare, erano 143 gli accusati, molti dei quali hanno optato per riti alternativi. Ci sono state condanne, in attesa del giudizio di appello. In dibattimento, insieme ai gelesi, sono imputati esponenti di spicco delle organizzazioni di mafia, Paolo Aurelio Errante Parrino e i palermitani Giuseppe Fidanzati e Stefano Fidanzati. Uno degli imputati, Gaetano Vestiti, ha appena fatto sapere di aver deciso di collaborare con la giustizia. In aula, si tornerà la prossima settimana.

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