Inchiesta "Fenus", prestiti a usura e intimidazioni per chi non pagava: chiuse indagini

Fu un'altra donna, che era ormai entrata nella rete dei prestiti a usura, a denunciare ai carabinieri, non avendo più alcuna possibilità di coprire le richieste economiche, insistenti, che sarebbero arrivate

02 maggio 2026 21:45
Inchiesta "Fenus", prestiti a usura e intimidazioni per chi non pagava: chiuse indagini -
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Gela. Per i pm della procura e i carabinieri, era la quarantaduenne Milena Scudera, poi raggiunta da misura di custodia cautelare in carcere, a concedere prestiti a usura, sfruttando le conoscenze intrattenute a seguito della propria attività lavorativa. Portava avanti una parrucchieria, secondo gli inquirenti comunque non in regola. Le indagini sono state chiuse, dopo le misure eseguite nell'ambito dell'inchiesta ribattezzata “Fenus”. Alla donna sono stati sequestrati circa 162 mila euro, che gli investigatori ritengono legati ai prestiti a strozzo. La quarantaduenne avrebbe preteso non solo la restituzione delle somme che versava ma anche interessi e costi ulteriori. C'era chi si rivolgeva a lei, stando all'indagine, pure per ottenere prestiti da destinare all'acquisto dei mobili per la casa. Fu un'altra donna, che era ormai entrata nella rete dei prestiti a usura, a denunciare ai carabinieri, non avendo più alcuna possibilità di coprire le richieste economiche, insistenti, che sarebbero arrivate da Scudera. Secondo gli inquirenti, chi non rispettava gli accordi e non pagava per restituire i prestiti e gli interessi poteva subire azioni intimidatorie, soprattutto l'incendio delle auto. La parrucchiera, per finalizzare questi avvertimenti, si sarebbe rivolta a due giovani, a loro volta coinvolti nell'indagine, Giosué Lombardo e Armando Ferrigno. A fare da tramite, per gli investigatori, un altro giovane, Alessio Smorta. Almeno due minorenni sono finiti nell'inchiesta, sempre per le azioni di danneggiamento. Con la chiusura delle indagini, i pm della procura potrebbero richiedere il rinvio a giudizio. Tutti gli indagati, compresa la quarantaduenne, in fase di interrogatorio preventivo hanno esposto una versione dei fatti differente da quella avanzata dagli investigatori, escludendo le contestazioni che gli vengono mosse. I coinvolti sono difesi dagli avvocati Antonio Gagliano, Filippo Spina, Mariella Giordano, Nicoletta Cauchi e Maurizio Scicolone.

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