Impianto cloro-soda, per la morte di Mili familiari scrivono a Mattarella: "Riaprire le indagini"

Gli stessi familiari, infine, non escludono, qualora non dovessero arrivare risposte concrete, di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo

13 ottobre 2026 17:57
Impianto cloro-soda, per la morte di Mili familiari scrivono a Mattarella: "Riaprire le indagini" - Salvatore Mili
Salvatore Mili
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Gela. Per i familiari dell'operaio Salvatore Mili, come avevamo già riferito negli scorsi mesi, le indagini che vennero condotte intorno al ciclo dell'ex impianto cloro-soda e all'esposizione all'amianto vanno riaperte. Un appello era stato lanciato proprio alcuni mesi fa, sostenuto pure dal comitato degli ex lavoratori cloro-soda. Adesso, una missiva ufficiale è stata inoltrata alla presidenza della Repubblica, alla quale la famiglia Mili si era già rivolta nel corso del tempo. E' stata presa in carico. Riaccendere l'attenzione sul decesso di Mili, morto dodici anni fa per le conseguenze di un adenocarcinoma mucinoso del colon, secondo i familiari è un'esigenza resa ancora più impellente dalla decisione che il gup del tribunale di Catania, a inizio anno, ha emesso nei riguardi dell'ex procuratore capo di Gela, Lucia Lotti, condannata in primo grado per corruzione in atti giudiziari, in relazione a presunti rapporti di favore stretti con uno degli allora legali di Eni, l'avvocato Piero Amara, a sua volta rinviato a giudizio per questi stessi fatti. “Alla luce di questi inquietanti scenari, i familiari del signor Salvatore Mili e quanti non hanno mai smesso di lottare, pur rimanendo garantisti nei confronti degli indagati, chiedono con forza che si possa guardare al passato con occhi nuovi, valutando la riapertura delle indagini per accertare se la ricerca della verità sia stata inquinata o rallentata da logiche opache”, riporta la missiva indirizzata alla presidenza della Repubblica. Nella lettera, l'appello è indirizzato direttamente al presidente Sergio Mattarella. “Ci rivolgiamo a lei con una lettera dai toni pacati e rispettosi ma mossa da un profondo e incolmabile senso di delusione. Scriviamo per dare voce alla storia e alla sofferenza del signor Salvatore Mili, ex operaio dell'impianto cloro-soda di Gela, e di tutti i lavoratori e familiari che da anni attendono verità e giustizia per le troppe vite spezzate e segnate dalla malattia in quel reparto”, così viene riportato. Uno dei figli dell'operaio, Orazio Mili, aveva ricordato che “la cosa ancora più grave è che per mio padre non è stata neanche riconosciuta la malattia professionale, ampiamente indicata nelle tabelle ufficiali e riconosciuta in tante altre Regioni italiane, per il nesso tra amianto e patologia tumorale”. Gli stessi familiari, infine, non escludono, qualora non dovessero arrivare risposte concrete, di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

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