Iacona morì a Timpazzo, pm: "Sicurezza lavoratori era carta straccia", chiesta condanna

Il lavoratore venne schiacciato da una pala meccanica, usata in quel frangente per sbloccare un furgone, impantanato in una delle aree del sito di conferimento

14 luglio 2026 21:30
Iacona morì a Timpazzo, pm: "Sicurezza lavoratori era carta straccia", chiesta condanna  - L'operaio Rocco Iacona
L'operaio Rocco Iacona
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Gela. "In quel periodo, a Timpazzo i documenti per la tutela della sicurezza dei lavoratori erano carta straccia. Vigeva la totale anarchia". Il pm Lucia Caroselli, nella sua requisitoria, è stata molto dura rispetto alla struttura organizzativa della discarica nella quale trovò la morte l'operaio Rocco Iacona, ormai nove anni fa. Il lavoratore venne schiacciato da una pala meccanica, usata in quel frangente per sbloccare un furgone, impantanato in una delle aree del sito di conferimento. Il pm ha chiesto la condanna a due anni per l'operaio che manovrava la pala meccanica, Graziano Alecci, a processo per omicidio colposo, difeso dall'avvocato Giuseppe Cascino. Secondo il pm, però, quanto avvenuto quel giorno fu soltanto il culmine di un sistema nel quale "i datori di lavoro avevano abdicato del tutto ai loro doveri". L'operaio a processo, per il magistrato, fu solo un parafulmine di una lunga filiera di violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro. "L'antinfortunistica era un castello di carte. I lavoratori rischiavano la vita per avere lo stipendio a fine mese", ha aggiunto il pm che ha riferito di "una colpa pressoché minima" di Alecci. Gli stessi mezzi, sia la pala meccanica sia il furgone impantanato, dalle verifiche tecniche condotte risultarono non in regola. "Alecci non aveva neanche la patente per manovrarla, mancava la formazione di base che qualcuno gli avrebbe dovuto garantire", ha aggiunto il pm. Per la procura, quindi, le società impegnate nei servizi in discarica e l'Ato Cl2, allora gestore del sito, avrebbero omesso controlli e verifiche puntuali: sono responsabili civili nel procedimento. Sono stati i legali di parte civile, gli avvocati Carmelo Tuccio e Vittorio Giardino, nell'interesse dei familiari dell'operaio morto, a ribadire che la filiera della sicurezza a Timpazzo mancò del tutto. Hanno sostenuto l'esigenza di riconoscere la responsabilità delle stesse società e di autorizzare una provvisionale economica per i familiari della vittima. Nel corso della prossima udienza, fissata a settembre, toccherà concludere alla difesa di Alecci e a quelle dei responsabili civili, prima della decisione del giudice Francesca Pulvirenti. Il sostituito procuratore Caroselli, infine, non ha mancato di precisare che all'epoca dei fatti "anche la procura si fece inizialmente abbindolare da uno specchietto per le allodole, trattando là vicenda come un semplice sinistro". Parallelamente, va avanti un altro giudizio, davanti allo stesso giudice, che vede imputati proprio i responsabili delle società.

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