I nuovi assetti dei clan in città, Schembri: "Tasca comandava i Rinzivillo ma noi facemmo la scissione"
Schembri ha tracciato una mappa piuttosto complessa degli affari mafiosi che si concentravano sul traffico di droga
Gela. “Nel clan Rinzivillo è stato il nostro gruppo a fare la scissione, tra 2012 e 2013, nel carcere di Caltanissetta”. A parlare è Giuseppe Schembri, da quasi due anni collaboratore di giustizia, e già ai vertice del gruppo scissionista che prese la distanze dal nucleo storico, legato ancora ai fratelli Rinzivillo e “comandato da Giuseppe Tasca”. “I Rinzivillo avevano i soldi e noi invece facevamo la fame, compresi i luogotenenti del clan – ha detto ancora Schembri in videocollegamento da un sito riservato deponendo come testimone nel dibattimento scaturito dalla maxi inchiesta antimafia “Ianus” - decidemmo di andare per i fatti nostri, senza comunque contrasti con l'altro gruppo. Noi, però, volevamo farci la nostra strada”. Schembri che ha spiegato, tra le altre cose, di essere stato “pungiuto” per l'affiliazione a cosa nostra, “a casa di Massimo Gerbino”, nel tempo divenne poi uno dei riferimenti del gruppo scissionista dei Rinzivillo. “In questo gruppo – ha continuato rispondendo alle domande dei pm della Dda Nadia Caruso e Claudia Pasciuti e del difensore di Tasca l'avvocato Danilo Tipo – ci sono Angelo Moscato, Emanuele Burgio, Baldassare Nicosia, Vincenzo Trubia, Massimo Gerbino, Giacomo Di Noto e i fratelli Pardo”. Schembri ha tracciato una mappa piuttosto complessa degli affari mafiosi che si concentravano sul traffico di droga. “Tasca era insieme al genero Giuseppe Pasqualino – ha aggiunto – conosco diversi particolari perché ce li riferì Angelo Lorefice, che era in società con Pasqualino e a un certo punto iniziò a lamentarsi di Tasca e di come gestiva. Addirittura ci disse che voleva sparargli ma noi ci opponemmo perché Tasca era uno che nel contesto della malavita c'era da tanto tempo e poi la sua famiglia ha un peso. Lui faceva le ambasciate già per il fratello Carmelo, quando era latitante. Tasca, peraltro, è figlioccio di Antonio Rinzivillo”. Nella dimensione criminale del gruppo di mafia dei Rinzivillo, stando a quanto riferito da Schembri, Giuseppe Tasca e Giuseppe Pasqualino avrebbero avuto in mano un consistente business nel traffico di droga. Un altro punto forte sarebbe stato – così ha riferito Schembri – Giuseppe Domicoli. “Quando Tasca uscì dal carcere, dopo tanti anni visto che scontò pene per reati gravi – ha detto ancora il collaboratore – iniziò a lavorare nella polleria di Domicoli. Tra Domicoli e Pasqualino, che gestivano insieme gli affari di droga, ci fu però una rottura. Una lite li divise. So che Domicoli cercò di vendere, fuori città, nella zona agrigentina, un chilo di cocaina, attraverso un corriere, contro il volere di Pasqualino. Proprio Pasqualino lo venne a sapere e ordinò una rapina al corriere che aveva la cocaina”. Il ruolo di “capo assoluto” che sarebbe stato ricoperto da Tasca nel gruppo storico dei Rinzivillo, nel corso dell'udienza, innanzi al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Fabrizio Giannola, è stato confermato da un altro collaboratore di giustizia, che due anni fa decise di fare il passo, l'ex vertice stiddaro Giuseppe Cavallo, a sua volta sentito in videocollegamento da un sito riservato. “Quando dovevo parlare di cose importanti con la loro organizzazione mi rivolgevo a Tasca e a Schembri”, ha precisato Cavallo, che a sua volta ha confermato di essere stato “il promotore della stidda”, entità criminale che sul territorio ebbe i natali dal padre, Aurelio Cavallo. In questo filone processuale, sono a giudizio, oltre a Tasca, Vincenzo Alberto Alabiso, Rosario Greco, Benedetto Giuseppe Curva’, Ignazio Agro’, Loredana Marsala, Marius Vasile Martin, Vincenzo Mazzola, Diego Milazzo (1984), Morena Milazzo, Orazio Monteserrato, Brahallan Ivan Escobar Buritica, Gianluca Attardo, Maurizio Domicoli, Dario Rinzivillo, Andrei Pascal, Giuseppe Terrasi, Giovanni Rinzivillo, Samuele Rinzivillo e Vincenzo Donzella. Parti civili, sono il Comune di Gela, su mandato dell’amministrazione, rappresentato dall’avvocato Giusy Ialazzo, e il Ministero dell’interno, attraverso l’Avvocatura dello Stato (con il legale Giuseppe Laspina). In un altro filone processuale, scaturito dalla stessa inchiesta, la Corte d'appello di Caltanissetta ha accolto l'eccezione difensiva, disponendo l'annullamento dei verdetti di condanna pronunciati dal gup del tribunale di Caltanissetta, in abbreviato. Gli imputati nel giudizio ordinario sono rappresentati dagli avvocati Giacomo Ventura, Filippo Spina, Carmelo Tuccio, Gioacchino Mule’, Rocco Cutini, Salvatore Pennica, Nicoletta Cauchi, Flavio Sinatra, Carmelo Terranova, Guido Contestabile, Gaetano Rizzo, Giovanni Salvaggio, Calogero Lo Giudice, Calogero Meli, Paolo Ingrao, Matteo Anzalone, Rosanna D’Arrigo e Teresa Raguccia.
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