Sfratto IACP a Gela, la famiglia non può rientrare a prendere l'indispensabile
Casa murata, utenze staccate e effetti personali rimasti dentro: una famiglia di sei persone chiede di poter recuperare almeno l'indispensabile.
Gela - Una neonata di quattro mesi, cinque familiari e una casa a cui non possono più accedere. È il dramma che sta vivendo Rosaria Leopardi, sfrattata insieme alla sua famiglia da un alloggio IACP di Gela. Oggi il nucleo familiare, sei persone in tutto, è diviso: ognuno è ospite di un parente diverso.
L'ingresso dell'abitazione è stato murato, sono state chiuse le utenze di luce e gas e sono stati portati via il portoncino e i sanitari del bagno. All'interno sono rimasti vestiti, libri e tutto ciò che serve alla vita quotidiana. I ragazzi della famiglia, senza i loro libri, non riescono ad andare a scuola.
"Abbiamo ricevuto un trattamento disumano", dice la signora Leopardi. "Non ho buttato fuori casa nessuno." Chiede soprattutto di poter prendere le cose di prima necessità per la piccola, e chiede dignità.
La famiglia non nega di aver occupato l'alloggio senza titolo, ma sostiene di aver provato in ogni modo a mettersi in regola, senza riuscirci. L'ultima sanatoria per chi si trovava in questa situazione risale al 2017.
A chiedere un intervento immediato è l'avvocato della famiglia, Ilenia Greco. La richiesta è di consentire l'accesso all'abitazione nell'immediatezza, per recuperare gli effetti personali, soprattutto quelli necessari alla bambina.
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