Fucilate a Borgo Manfria, in appello confermate condanne ai Pisano: un'assoluzione

A sparare, stando alle contestazioni, fu Giuseppe Pisano, su mandato del padre. Palmieri, seppur ferito, riuscì comunque ad allontanarsi. Assolto Emanuele Pisano, fratello di Orazio Pisano

24 settembre 2026 18:30
Fucilate a Borgo Manfria, in appello confermate condanne ai Pisano: un'assoluzione  -
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Gela. I giudici della Corte d'appello di Caltanissetta hanno confermato le condanne per Orazio Pisano, a undici anni e otto mesi di reclusione, e per il figlio Giuseppe Pisano, a undici anni. L'accusa è quella del tentato omicidio di Borgo Manfria, quando, a colpi di fucile, rimase ferito Carmelo Palmieri. Ha retto pure la contestazione di estorsione. Secondo gli inquirenti, infatti, i Pisano pretendevano la messa a posto per attività come la raccolta della paglia nelle aree di Borgo Manfria e Mangiova. Palmieri sarebbe stato refrattario a sottostare e per tutta risposta arrivarono le fucilate. Anche nelle nuove conclusioni formulate dalla procura generale, la richiesta è stata di confermare le condanne di primo grado, emesse in abbreviato dal giudice del tribunale di Gela. A sparare, stando alle contestazioni, fu Giuseppe Pisano, su mandato del padre. Palmieri, seppur ferito, riuscì comunque ad allontanarsi. Per gli investigatori, Giuseppe Pisano sparò per uccidere. In appello, hanno tenuto banco le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, che si è autoaccusato degli spari. Ha riferito di aver agito lui a supporto di Orazio Pisano, per colpire Palmieri. Una versione che però non ha mutato il convincimento dell'accusa e della Corte d'appello. Secondo le difese, non ci sono mai stati elementi certi per collegare i Pisano al tentato omicidio. In secondo grado, sono stati esperiti accertamenti di tipo bancario su possibili flussi di denaro verso i Pisano, che però non hanno sortito mutamenti particolari. Per la conferma delle condanne ha concluso la parte civile, in rappresentanza di Palmieri, con l'avvocato Vittorio Giardino. Assolto, infine, il terzo imputato, Emanuele Pisano, difeso dal legale Carmelo Tuccio, con la formula "per non aver commesso il fatto". Nei suoi riguardi era contestata un'ipotesi di estorsione che però non ha trovato riscontro mentre in primo grado era stato condannato a quattro anni e due mesi di reclusione. La difesa ha sottolineato che l'imputato non ebbe alcun ruolo nella presunta estorsione, rifacendosi a quanto già sostenuto dall'avvocato Giovanni Lomonaco, deceduto e già difensore di Emanuele Pisano. Lo stesso Pisano subi' l'incendio del suo caseificio, per gli inquirenti ordinato dal fratello, Orazio Pisano. I difensori dei due Pisano (padre e figlio), gli avvocati Giacomo Ventura, Vincenzo Vitello e Walter Rapisarda, hanno fatto leva non solo sulle dichiarazioni di Cavallo ma inoltre sulla mancanza di un'idonea contestualizzazione del loro ruolo nell'intera vicenda. Le motivazioni della decisione saranno successivamente depositate dai giudici nisseni.

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