Frana Niscemi, Vella: "Avanti con lavoro serio, in trent'anni niente per tutelare territorio"

Lo dice il procuratore capo della Repubblica di Gela, Salvatore Vella, che sta coordinando un'approfondita e complessa indagine sulla frana di Niscemi

03 aprile 2026 13:16
Frana Niscemi, Vella: "Avanti con lavoro serio, in trent'anni niente per tutelare territorio" - Il procuratore capo Salvatore Vella
Il procuratore capo Salvatore Vella
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Niscemi. “A distanza di quasi trent'anni dalla frana di Niscemi del 1997, in sostanza, nulla è stato fatto rispetto a ciò che era stato previsto per mettere in sicurezza il territorio”. Lo dice il procuratore capo della Repubblica di Gela, Salvatore Vella, che sta coordinando un'approfondita e complessa indagine sulla frana di Niscemi, che lo scorso gennaio ha tagliato via un'intera area del centro storico cittadino. “Stiamo conducendo un lavoro attento e serio – aggiunge Vella – analizziamo i documenti e i dati tecnici. Non ci stiamo risparmiando come procura insieme ai poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta, a quelli del commissariato di Niscemi, allo Sco di Roma e ai nostri consulenti”. A due mesi dalla frana, il fascicolo aperto dal “pool frana” della procura gelese non riporta nomi di indagati. “Ritengo che qualcosa di ancor più concreto ci sarà nei prossimi mesi. Sono ottimista”, precisa Vella. Sono decine le audizioni condotte, sentendo tecnici, funzionari, dirigenti, tutti ascoltati come persone informate sui fatti. “Il lavoro lo abbiamo suddiviso almeno su quattro fronti – dice ancora Vella – anzitutto abbiamo le opere che dovevano essere realizzate dopo la frana del 1997, finanziate con 12 miliardi delle vecchie lire, poi diventati 12 milioni di euro, e che non sono state realizzate, nonostante un finanziamento regionale che ancora oggi c'è. Poi, ci stiamo soffermando sugli interventi ordinari di messa in sicurezza di un territorio, che era già indicato a elevatissimo rischio, e che non sono stati attuati. C'è inoltre l'aspetto che riguarda la raccolta delle acque bianche e dei reflui, sostanzialmente le acque di fogna dell'abitato di Niscemi, che evidentemente è ancora adesso carente e che probabilmente è una delle concause della frana. Poi, c'è quello che riguarda le opere di urbanizzazione soprattutto nella fascia rossa che doveva essere quella maggiormente a rischio, già individuata dopo la frana del 1997. Doveva essere una zona nella quale non dovevano più esserci abitazioni, non solo spostando le persone ma eliminando gli immobili. Anche quest'attività non è stata compiuta”. Il procuratore lo ribadisce, “già nel 1997 la commissione che era stata individuata dalla protezione civile nazionale aveva accertato profili di rischio elevatissimi per quel territorio e indicato le opere che si dovevano fare”.

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