Fava rientra in giunta, Cavallo e Di Benedetto: "Sindaco responsabile con il suo silenzio"

Ieri, non sono intervenute in aula. Oggi, Cavallo e Di Benedetto ritornano sulla vicenda Fava

08 settembre 2026 10:57
Fava rientra in giunta, Cavallo e Di Benedetto: "Sindaco responsabile con il suo silenzio" - I consiglieri Cavallo e Di Benedetto
I consiglieri Cavallo e Di Benedetto
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Gela. Ieri sera, in aula consiliare, in presenza del sindaco Terenziano Di Stefano, durante la seduta di question time, non hanno esposto la loro posizione sul tema del "reintegro" ufficiale dell'assessore Giuseppe Fava, rientrato in giunta dopo un periodo di autosospensione. Rientro comunicato proprio ieri. Oggi, invece, i consiglieri Sara Cavallo e Antonella Di Benedetto, che furono oggetto di una sfuriata fuori dagli schemi istituzionali da parte di Fava (poi autosospesosi proprio per questo motivo), parlano di responsabilità anche del sindaco Di Stefano, che ha avallato il rientro. "Il reintegro nelle sue funzioni del vicesindaco Giuseppe Fava non può essere derubricato a una semplice vicenda politica o amministrativa. Quello che oggi ci indigna profondamente è il messaggio che, attraverso questo modus operandi, le istituzioni stanno consegnando alla città: la dignità della persona, e in particolare quella delle donne, può essere offesa, mortificata e poi semplicemente archiviata con il trascorrere del tempo. È questo il punto sul quale non intendiamo tacere. Un’istituzione non dovrebbe limitarsi a registrare ciò che accade al proprio interno, ma dovrebbe essere la prima a tutelare le persone, il loro ruolo e la loro dignità. Quando vengono pronunciate parole offensive e denigratorie nei confronti di donne che ricoprono un ruolo pubblico, non siamo di fronte a una semplice uscita infelice o a una normale contrapposizione politica: siamo davanti a un problema che riguarda la cultura del rispetto, la qualità delle nostre istituzioni e il modo in cui la politica sceglie di rapportarsi alla persona. Ed è proprio qui che emerge la responsabilità del sindaco Terenziano Di Stefano", spiegano i consiglieri di Fratelli d'Italia e della Lega. Le scuse erano arrivate già dallo stesso Fava, che ha ammesso di aver sbagliato reagendo malamente alle critiche sul decoro urbano mosse da Cavallo e Di Benedetto. L'assessore, prima del rientro, ha fatto pervenire una nota a tutti i consiglieri. Peraltro, ha continuato a svolgere il suo ruolo di consigliere comunale, in questi mesi. "In queste settimane abbiamo atteso una parola chiara, una condanna netta, una presa di posizione che restituisse alle consigliere coinvolte e, più in generale, a tutte le donne che rappresentano le istituzioni, la certezza che il Palazzo non sarebbe rimasto indifferente davanti alla violenza verbale e alla mortificazione della persona. Quella parola non è arrivata. Il silenzio del sindaco, in questo contesto, non può essere considerato una posizione neutrale. Quando chi ha il compito di garantire il rispetto all’interno delle istituzioni sceglie di non intervenire con fermezza, finisce per diventare parte di quel meccanismo che normalizza l’offesa. Ed è questo che riteniamo più grave. Perché la tutela della donna non può essere un principio da difendere soltanto nelle ricorrenze, nei convegni o nelle dichiarazioni di facciata. Deve essere una pratica quotidiana, soprattutto quando a essere colpita è una donna che esercita un mandato elettivo e che, proprio per questo, dovrebbe poter contare sulla piena tutela delle istituzioni. Lo stesso vale per ogni essere umano. Il rispetto della persona non può essere subordinato alle convenienze politiche, agli equilibri di maggioranza o alla necessità di lasciarsi alle spalle una vicenda scomoda. A questo si aggiunge la vicenda dell’autosospensione, che riteniamo abbia finito per trasformarsi in una parentesi utile più a far abbassare l’attenzione pubblica che ad assumere una reale responsabilità politica. Non possiamo accettare che siano le stesse figure istituzionali a decidere autonomamente quando sospendersi e quando rientrare, mentre nel frattempo continuano a percepire le relative indennità, e che tutto questo avvenga nel sostanziale silenzio del sindaco. Al di là degli aspetti formali e amministrativi, resta una domanda politica e soprattutto etica: che valore hanno le parole rispetto, dignità e tutela della donna se, quando vengono messe alla prova dai fatti, le istituzioni scelgono il silenzio? Noi crediamo che Gela meriti altro. Merita una politica capace di riconoscere che le parole hanno un peso, che la violenza verbale non è meno grave perché non lascia segni visibili e che la dignità di una donna, di un uomo, di un consigliere comunale o di qualsiasi cittadino non può essere sacrificata sull’altare della convenienza politica. Per questo continueremo a svolgere il nostro ruolo di opposizione e vigilanza con ancora maggiore determinazione. Non soltanto per contestare un atto o una scelta amministrativa, ma per difendere un principio che dovrebbe appartenere a tutti: nelle istituzioni non può venire meno la tutela della persona. Mai", concludono.

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