"Ero contro il sistema Picone e fui bersaglio", Greco: "Spero città non sia svenduta a interessi Schifani"
L'allora sindaco fu sentito in sede di commissione antimafia
Gela. La sua contrarietà al modus operandi gestionale dettato dalla società Impianti Srr e dal manager Giovanna Picone non la nascose mai, durante il suo mandato da sindaco. Oggi, l'ex primo cittadino Lucio Greco non si dice affatto meravigliato dalle evoluzioni investigative che hanno portato agli arresti. "L’inchiesta che ha investito la gestione della discarica di Timpazzo, culminata con l’arresto del manager Picone e di altre figure di rilievo all’interno della Impianti Srr, non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Per anni ho denunciato il rischio che Gela venisse trasformata nel terminale di un sistema che continuava a scaricare sul nostro territorio costi ambientali, sociali e sanitari insostenibili. L’ho fatto spesso in assoluta solitudine, mentre troppi sceglievano il silenzio, l’acquiescenza o la convenienza politica. Avevo manifestato la mia netta contrarietà a decisioni e comportamenti dell’ingegnere Picone - dice Greco - in quanto non mi convincevano affatto. Manifestavo pubblicamente e nelle apposite assemblee della Srr la mia ferma distanza dal management e l’ho fatto con tale fermezza e convinzione, da diventare bersaglio politico da parte dell’ingegnere che poteva contare su una vasta rete di complicità, anche ad alti livelli, e su un controllo del territorio, derivante da un enorme potere economico e politico". L'allora sindaco fu sentito in sede di commissione antimafia. Alla luce dell'inchiesta si rifà anche a valutazioni più politiche. "La gravità e l’eccezionalità del momento richiedono decisioni coraggiose, perché a nessuno può sfuggire che, su due questioni cruciali della vita della nostra città, come la sanità e il sistema rifiuti, si è registrato un palese fallimento. Tutti i partiti a qualsiasi livello, devono quindi sapere ben affrontare e rispondere a questo terremoto, che mina la credibilità della politica e di tutte le istituzioni. Non si può più far finta di niente perché, con questa azione meritevole della magistratura, si è toccato Il fondo e fa diventate Gela un caso nazionale, non dissimile dalla terra dei fuochi. Spero vivamente che certe anticipazioni riportate da vari organi di stampa, secondo le quali il territorio di Gela - conclude - sarebbe stato sacrificato per gli interessi politici dell’onorevole Schifani, non reggano nelle successive fasi processuali, perché, diversamente, la posizione del presidente della regione diventerebbe politicamente non sostenibile".
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