Disastro ambientale, in appello ricorso dell'accusa inammissibile per diversi imputati: Corte deciderà su altri

Stando alle contestazioni, in città negli anni ci sarebbe stato un fenomeno di contaminazione “grave, esteso e complesso”, di tutte le matrici, da collegare al ciclo produttivo delle società Eni. Accuse venute meno in primo grado

05 maggio 2026 23:05
Disastro ambientale, in appello ricorso dell'accusa inammissibile per diversi imputati: Corte deciderà su altri -
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Gela. Il ricorso in appello rispetto alle posizioni di alcuni ex manager e responsabili tecnici di Eni è stato dichiarato inammissibile dalla Corte d'appello di Caltanissetta. Il gravame in secondo grado è stato avanzato dall'accusa a seguito delle assoluzioni dello scorso anno, emesse dal collegio penale del tribunale di Gela, che escluse la contestazione di disastro ambientale innominato. Furono assolti con formule che vanno dal “non aver commesso il fatto” e fino a “il fatto non costituisce reato”, Battista Grosso, Bernardo Casa, Settimio Guarrata, Alfredo Barbaro, Marcello Tarantino, Lorenzo Fiorillo, Antonino Galletta, Renato Maroli e Massimo Barbieri (per loro la procura aveva concluso con la richiesta di condanna a tre anni di reclusione) e ancora Salvatore Losardo, Michele Viglianisi, Arturo Anania, Emanuele Caiola, Paolo Giraudi, Massimo Pessina, Rosario Orlando, Giuseppe Ricci, Pietro Caciuffo e Pietro Guarneri (rispetto a queste posizioni la richiesta era proprio di assoluzione). Fu esclusa la responsabilità da illecito amministrativo della società Raffineria di Gela. I giudici di appello hanno sciolto la riserva sul ricorso dell'accusa, per diverse posizioni degli imputati, valutandolo come inammissibile. Rispetto agli altri imputati la decisione dovrebbe arrivare a giugno. I difensori, qualora il collegio non dovesse decidere per l'ulteriore inammissibilità, hanno anticipato l'intenzione di nominare consulenti di parte. Stando alle contestazioni, in città negli anni ci sarebbe stato un fenomeno di contaminazione “grave, esteso e complesso”, di tutte le matrici, da collegare al ciclo produttivo delle società Eni. Una ricostruzione che secondo i legali degli imputati non può essere ricondotto alle condotte dei riferimenti Eni e al ciclo delle aziende. In primo grado, i giudici del collegio penale di Gela, a conclusione di una lunga attività istruttoria, decisero per l'assoluzione di tutti gli imputati, che nel tempo occuparono ruoli manageriali e tecnici in raffineria e nelle altre società del gruppo multinazionale presenti nel sito locale. Parti civili sono il Comune di Gela, con l'avvocato Dionisio Nastasi, l’Avvocatura dello Stato, con il legale Giuseppe Laspina, per il Ministero dell’ambiente, e inoltre le associazioni “Aria Nuova” e “Amici della Terra-Gela”, rappresentate dai legali Joseph Donegani e Maurizio Scicolone, molti cittadini e proprietari terrieri che lamentavano di aver subito danni alla salute e alle loro stesse attività, spesso a ridosso dei siti Eni. Sono assistiti dagli avvocati Nicoletta Cauchi, Maurizio Scicolone, Raffaela Nastasi, Claudio Cricchio, Tommaso Vespo, Enrico Aliotta, Emanuele Maganuco, Giovanna Cassarà, Francesco Spataro, Pietro Stimolo e Laura Cannizzaro.

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