Scintille politiche

Di Stefano media in città ma fuori è scontro aperto: M5s, "De Luca senza credibilità"

I parlamentari nazionali cinqustelle hanno lanciato una sorta di "anatema" politico sul patto De Luca-Meloni e al sindaco di Taormina non risparmiano nulla

29 ottobre 2026 19:13
Di Stefano media in città ma fuori è scontro aperto: M5s, "De Luca senza credibilità" -
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Gela. In città, è soprattutto il sindaco Terenziano Di Stefano a fare da garante politico alla coalizione che ha condotto alla vittoria, due anni fa, alle amministrative. Il primo cittadino, che non rinuncia per nulla alla via civica e ha preso nettamente le distanze dall'esperienza del "partito dei sindaci", ormai in ingresso nella casa del centrodestra, non intende rivoluzionare uno schema locale che considera da salvaguardare pure rispetto ai "tumulti" nazionali. Fuori dai confini cittadini, infatti, tra i suoi alleati l'agone è aperto e decisamente teso. I pentastellati hanno messo nell'obiettivo il leader di "Sud chiama nord" Cateno De Luca e l'alleanza sancita con il premier Giorgia Meloni. M5s e deluchiani, a Palazzo di Città, sono alleati ma mentre è in corso, a Roma, la convention che mette insieme "Sud chiama nord" e "Sindaci d'Italia", il livello degli affondi politici si fa sempre più consistente. I parlamentari nazionali cinqustelle hanno lanciato una sorta di "anatema" politico sul patto De Luca-Meloni e al sindaco di Taormina non risparmiano nulla. "Quella di Cateno De Luca è una delle peggiori operazioni degli ultimi anni. Ma come si fa ad allearsi con Giorgia Meloni, la principale responsabile dello sfacelo nazionale e di cinque anni di governo Schifani in Sicilia, con il suo partito attraversato da inchieste giudiziarie pesantissime? Pensa forse che i siciliani siano tutti stupidi quando dice che in Sicilia vuole tenersi mani libere e restare lontano da Schifani? De Luca è la rappresentazione plastica della vecchia politica, che per anni ha dato un colpo al cerchio e l'altro alla botte. Lui e Giorgia Meloni non hanno alcuna credibilità. La Sicilia ha bisogno di una svolta, di una rivoluzione, e lasciarsi alle spalle cinque anni di governo nazionale e regionale che hanno prodotto solo macerie, scandali giudiziari e immobilismo", così hanno spiegato. A ciclo costante, gli scontri romani e palermitani sembrano sbattere contro il muro di protezione che Di Stefano ha voluto innalzare intorno alla sua alleanza cittadina che mette insieme progressisti, civici e gruppi vicini al centrodestra, "in un vero campo largo", come ha più volte sintetizzato il capo dell'amministrazione. Lui stesso, come abbiamo riportato, ha spiegato di "non comprendere" la collocazione del "partito dei sindaci" nel centrodestra né pare troppo preso dall'accordo tra De Luca e "Sindaci d'Italia". Le scadenze elettorali però si fanno man mano più vicine e probabilmente il clima si surriscalderà ancora di più, anche in municipio. Il sindaco, per ora, è concentrato su tante emergenze amministrative e della città (sul bilancio riequilibrato la decisione ministeriale è attesa a ore e c'è il fronte delicato degli sgomberi dagli alloggi Iacp) ma dovrà tenere alta la guardia per evitare cedimenti politici interni.

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