Dal "modello Gela" al campo largo, civici supportano l'appello di Di Stefano: "Sia unità vera"
Per Di Stefano, come abbiamo riferito ieri, “tutte le aree progressiste e civiche” devono andare incontro a una “riconciliazione”. I civici citano anche De Luca
Gela. Come abbiamo riportato ieri, l'incontro, tenuto in città, del tavolo progressista regionale, nel “viaggio” politico per costruire l'alternativa al governo di centrodestra del presidente Renato Schifani, è stata una tappa utile a confrontarsi sulle questioni pratiche del territorio, sintetizzate dal sindaco Terenziano Di Stefano e dagli altri intervenuti. Rifiuti, sanità in emergenza e un porto rimasto al palo, sono stati punti focalizzati dal sindaco, che aveva proprio chiesto a tutti i leader d'area di riunirsi in città, dato che il territorio, da mesi ormai, è anche al centro di una pesante “questione morale” che ha investito pezzi importanti del centrodestra. Per Di Stefano, come abbiamo riferito ieri, “tutte le aree progressiste e civiche” devono andare incontro a una “riconciliazione”. E' essenziale – secondo il primo cittadino – evitare divisioni. Una linea che i civici di “Spazio civico”, rete territoriale alla quale aderisce “Una Buona Idea”, gruppo di riferimento di Di Stefano, accolgono in toto. “L'appello lanciato dal sindaco Terenziano Di Stefano, affinché tutte le aree progressiste e civiche ritrovino una sintesi politica, va ben oltre il dibattito cittadino. È un messaggio che parla alla Sicilia intera, in un momento in cui la politica regionale si prepara ad affrontare una delle campagne elettorali più importanti degli ultimi anni. Come “Spazio civico” - fanno sapere i dirigenti - riteniamo che quelle parole non debbano rimanere una semplice dichiarazione d'intenti ma possano rappresentare l'inizio di una riflessione più ampia sul futuro della nostra Regione. La prossima competizione per la presidenza della Regione Siciliana non sarà una normale sfida elettorale. Sarà la scelta tra modelli diversi di governo. Da una parte, il centrodestra, chiamato a difendere l'operato dell'attuale governo regionale e a chiedere ai siciliani un nuovo mandato. Dall'altra, un'area progressista e riformista che sta cercando di costruire un'alternativa credibile. Accanto a questi due poli continua a consolidarsi il progetto politico guidato da Cateno De Luca, che negli ultimi anni ha saputo intercettare una parte significativa dell'elettorato deluso dai tradizionali schieramenti. Questo scenario impone una riflessione seria. Negli ultimi vent'anni la politica siciliana ha dimostrato che il centrodestra ha vinto soprattutto quando il fronte alternativo si è presentato diviso, incapace di trasformare le differenze in una ricchezza politica. Ogni volta che sono prevalsi personalismi, veti incrociati e logiche identitarie, il risultato è stato quello di favorire chi già governava. La domanda che oggi tutte le forze civiche e progressiste dovrebbero porsi è semplice: vogliamo limitarci a testimoniare le nostre idee o vogliamo costruire una concreta possibilità di governo?”. Non è la prima volta che i civici richiamano il ruolo di Cateno De Luca e del suo “Sud chiama nord”, che la scorsa settimana ha mosso un passo deciso verso l'alternativa a Schifani. Il sindaco Di Stefano ha sempre dimostrato di rivedersi parecchio nel modo di amministrare di De Luca e “Sud chiama nord” è nel suo governo cittadino. Da “Spazio civico” arriva un rimando proprio al “modello Gela”, che una parte dei progressisti, con in testa “Controcorrente”, non vedono invece di buon occhio. “Non è un'alleanza nata nelle segreterie dei partiti. Non è un cartello elettorale costruito pochi mesi prima del voto. È il risultato di un percorso politico che ha avuto il coraggio di mettere al centro un progetto amministrativo prima ancora delle appartenenze. A Gela – aggiungono - culture politiche differenti, esperienze civiche, sensibilità riformiste e progressiste hanno scelto di lavorare insieme, consapevoli che nessuno, da solo, avrebbe potuto rappresentare l'intera comunità. Il vero valore del “modello Gela” non è soltanto aver vinto le elezioni. È aver dimostrato che l'unità non nasce dalla rinuncia alla propria identità, ma dalla capacità di costruire una visione comune. Non si è chiesto a qualcuno di diventare altro da sé; si è chiesto a tutti di riconoscere che esisteva un interesse superiore: il bene della città. È questa la lezione politica che oggi può parlare all'intera Sicilia. La Regione attraversa una fase complessa: la sanità continua a mostrare criticità profonde, i giovani continuano a lasciare l'isola, il sistema infrastrutturale resta insufficiente, le aree interne si spopolano, i fondi europei non sempre vengono trasformati in opportunità concrete e il divario tra territori continua ad aumentare”. Per i civici, quindi, il campo deve essere veramente “largo”, senza divisioni di sorta. “Di fronte a queste sfide, la politica non può continuare a dividersi sulla base di vecchie appartenenze o rivalità personali. Per questo condividiamo pienamente l'appello del sindaco Di Stefano. Il civismo non può essere considerato una semplice forza di complemento dei partiti tradizionali. In questi anni i movimenti civici hanno dimostrato, in tanti comuni siciliani, di saper esprimere amministratori competenti, classi dirigenti credibili e una politica profondamente radicata nei territori. Oggi è arrivato il momento di compiere un passo ulteriore. Non basta costruire un campo largo – concludono gli esponenti di “Spazio civico” - se questo nasce esclusivamente dalla necessità di vincere un'elezione. Occorre costruire un campo credibile, fondato su un programma condiviso, sulla qualità della classe dirigente e su un metodo che privilegi il confronto rispetto alle imposizioni. Il "modello Gela" può diventare il "modello Sicilia" se saprà trasformarsi in un laboratorio politico aperto, capace di coinvolgere amministratori locali, movimenti civici, associazioni, mondi produttivi, professionisti e cittadini che chiedono una Regione più efficiente, più moderna e più vicina ai bisogni delle persone. Come “Spazio civico” crediamo che questa sia la vera sfida dei prossimi mesi: non discutere semplicemente di candidature, ma costruire una proposta politica capace di restituire fiducia ai siciliani. L'unità non deve essere un obiettivo elettorale, ma deve diventare un metodo di governo. La Sicilia non ha bisogno dell'ennesima coalizione ma di una nuova cultura politica. L'appello di Terenziano Di Stefano va in questa direzione, spetta adesso a tutte le forze civiche, progressiste, autonomiste e riformiste dimostrare di essere all'altezza di questa responsabilità storica”.
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