Confronto a UniPa sul Mediterraneo, Fitto: “La Sicilia può diventare piattaforma stabile di connessioni” / Video
PALERMO (ITALPRESS) – Istituzioni locali, regionali, nazionali e continentali allo stesso tavolo per porre l’attenzione su un tema che negli ultimi anni è divenuto più centrale che mai: il ruolo strategico del Mediterraneo nelle politiche europee, nelle p
PALERMO (ITALPRESS) – Istituzioni locali, regionali, nazionali e continentali allo stesso tavolo per porre l’attenzione su un tema che negli ultimi anni è divenuto più centrale che mai: il ruolo strategico del Mediterraneo nelle politiche europee, nelle priorità dell’Italia e nelle nuove dinamiche della cooperazione internazionale. Nell’aula magna del dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Palermo, in viale delle Scienze, si è svolto l’incontro ‘Il Mediterraneo nelle nuove priorità europee e nazionali. La ricerca e l’innovazione nella cooperazione con il Mediterraneo e l’Africa’, organizzato dall’ateneo in collaborazione con l’Agenzia per la promozione della ricerca europea (Apre): tra i presenti il rettore Massimo Midiri, l’assessore regionale all’Ambiente Giusi Savarino, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi; all’appuntamento ha partecipato, con un videomessaggio, anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme, Raffaele Fitto.
Al centro del convegno le azioni messe in campo a livello continentale per rafforzare il Mediterraneo quale spazio di innovazione, sostenibilità e dialogo tra Europa e Africa. Tali strumenti dovranno a loro volta essere valorizzati da ogni Stato membro con azioni specifiche e investimenti mirati: questi, nel caso dell’Italia, sono rappresentati dal Pnrr, dalle infrastrutture di ricerca e soprattutto dal Piano Mattei, principale strumento messo in campo dal governo per favorire la cooperazione con l’Africa. Altro tema di rilievo dell’appuntamento è dato dalle sfide da affrontare nell’immediato futuro: in questo senso si guarda soprattutto alle priorità europee nel periodo 2028-2034 e all’evoluzione di programmi come Horizon Europe.
“Il Mediterraneo è lo spazio nel quale si incrociano alcune delle principali sfide del nostro tempo, ma anche enormi opportunità di crescita, innovazione e cooperazione – sottolinea Fitto –. In questa nuova geografia territori come la Sicilia possono assumere un ruolo completamente diverso ed essere non più periferia d’Europa, ma una piattaforma solidale di connessioni tra Europa e Mediterraneo: questa è anche la visione alla base del Mediterranean Pact, con cui abbiamo voluto costruire una cooperazione più concreta e fondata su prosperità condivisa, stabilità, sicurezza e maggiore responsabilità pubblica. Il primo piano d’azione ci consente di passare dalla visione all’attuazione, con iniziative che riguardano energie rinnovabili, connettività digitale, giovani, Protezione civile, ricerca e innovazione: la sfida però non è creare nuovi strumenti da aggiungere a quelli che già abbiamo, bensì far lavorare meglio e insieme quelli esistenti; politiche di coesione, Horizon Europe, Global Gate, Mediterranean Pact e a livello nazionale Piano Mattei possono e devono rafforzarsi reciprocamente”.
La politica di coesione, aggiunge il vicepresidente della Commissione europea, “può rafforzare gli imprenditori, i loro ecosistemi e l’innovazione: Horizon Europe può mettere in rete ricercatori, Università e conoscenza e le nostre politiche mediterranee possono trasformare queste capacità in partnership con i paesi vicini. In questo collegamento tra territori, ricerca, investimenti e cooperazioni internazionali possiamo costruire un nuovo modello di sviluppo nel Mediterraneo: le Università hanno un ruolo fondamentale, e Palermo ne è un esempio particolarmente significativo, di ponte scientifico e istituzionale tra Europa e Africa, mettendo insieme istituzioni europee, autorità nazionali e regionali, Università, centri di ricerca e imprese. Dai singoli progetti bisogna poi passare a partnership permanenti, dalla mobilità temporanea di studenti e ricercatori a reti stabili, da singoli programmi di ricerca a veri e propri corridoi dell’innovazione, da una cooperazione costruita prevalentemente intorno a opportunità di finanziamento a partnership euro-africane fondate su obiettivi condivisi e risultati misurabili: questa prospettiva è particolarmente importante oggi”.
Gli investimenti realizzati attraverso il Pnrr, conclude Fitto, “hanno creato nuove infrastrutture e capacità di ricerca, ma dobbiamo fare in modo che continuino a produrre valore anche la conclusione del Piano: la proposta della Commissione per il prossimo bilancio europeo va proprio nella direzione di collegare sempre più strettamente investimenti territoriali, competitività, ricerca e partnership internazionali. La Commissione europea è pronta a fare la sua parte: sono convinto che il futuro del Mediterraneo non possa essere costruito solo a Bruxelles o nelle capitali nazionali, ma anche nei territori insieme a Regioni, Università, ricercatori, imprese e giovani: quello che vogliamo è un Mediterraneo più connesso, innovativo e competitivo, capace di diventare sempre di più uno dei pochi centri di crescita e sviluppo dell’Europa”.
Midiri rivendica il ruolo dell’Università di Palermo come “promotore di sviluppo, iniziative e capacità di attrarre cervelli anche da paesi transfrontalieri e africani, in una logica di integrazione e inclusione che abbiamo sempre perseguito in questi anni: quella di oggi è un’occasione importante, perché da parte del governo c’è un’attenzione sull’Università anche nei confronti del Piano Mattei, che quest’esecutivo ha fortemente voluto e che vede uno sviluppo non solo economico, ma che deve essere accompagnato da buone prassi e ricerche accademiche. Presenteremo anche dei casi di grandissimo rilievo, che potrebbero trasformare l’economia dei paesi africani in cui il Piano Mattei dovrebbe intervenire con efficienza ed efficacia”.
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Savarino si sofferma sul ruolo centrale acquisito dalla Sicilia nel bacino del Mediterraneo: “Negli anni siamo stati protagonisti in termini di accoglienza, sia subita sia governata, ma al contempo possiamo essere un riferimento culturale dando la possibilità a tutta l’Europa di aprire ponti con l’Africa. Stiamo diventando anche un hub energetico: siamo la Regione che ha autorizzato più energia alternativa in Italia, questo vuol dire mettere anche la Sicilia nelle condizioni di avere un’autonomia energetica e su questo stiamo lavorando anche con Schifani. La settimana scorsa ho ricevuto una delegazione da Tunisi: lì vivono gli stessi problemi degli effetti del cambiamento climatico. Gli studi e le attività di monitoraggio che abbiamo avviato servono a trovare soluzioni che ci mettano in condizione di combattere il fenomeno sia sulle coste che nelle città: oggi abbiamo una nuova legge urbanistica che, oltre a pare di rigenerazione urbana e consumo di suolo tendente a zero, vuole rendere protagoniste le aree verdi nelle nostre città; anche questo serve a ridisegnare i territori, abbassare i picchi di calore e assorbire le bombe d’acqua. Su tutti questi aspetti lavoriamo per cambiare il volto dei nostri territori: in più mettiamo questi strumenti a disposizione di quei paesi che, pur essendo più indietro, vivono le nostre stesse tematiche”.,
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Per Lagalla la Sicilia potrà essere il cuore del Mediterraneo, e non più solo il suo centro geografico, “man mano che si tesserà compiutamente la rete delle relazioni e dei trasporti, ma anche quando il nostro paese riprenderà a essere il punto di riferimento per il continente africano e il vicino Oriente. È qualcosa che il Piano Mattei sta producendo: la Sicilia deve rendersi conto di avere una grande opportunità attraverso il digitale. Fino a ieri veniva riportato il dato dell’assoluta strategicità dell’isola e del suo network di collegamento con il continente africano: abbiamo realmente modo di fare di questa terra una piattaforma digitale che consenta di moltiplicare la cooperazione. Questa a sua volta deve riposare su ulteriori pilastri, ovvero le relazioni economiche e produttive ma soprattutto le collaborazioni accademiche e scientifiche: è solo educando le giovani generazioni a una forma di mutua cooperazione che si produce una centralità reale, non solo geografica”.
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Grazie all’indirizzo dato dal governo Meloni, spiega Varchi, “negli ultimi anni il baricentro si è inequivocabilmente spostato verso il sud: Palermo quindi asseconda la sua vocazione di capitale europea del Mediterraneo e il governo nazionale, con il Piano Mattei, ha cambiato radicalmente il paradigma della cooperazione internazionale. Il Piano Mattei è un progetto davvero ambizioso, messo a terra con una grande visione: guardiamo a un rapporto con l’Africa che sia non più unilaterale, ma riesca a rendere l’Africa protagonista di processi evolutivi, che finora si sono visti in misura minore; tutti i progetti in corso nel continente africano stanno avendo ottimi risultati, seguendo il cronoprogramma che si erano dati. L’Università di Palermo ha la vocazione di essere l’hub di interscambio della ricerca: mi auguro che presto vengano annunciati nuovi progetti, ma si sta svolgendo un grande lavoro di internazionalizzazione”.
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-Foto xd8/Italpress-
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