Comitato Macchitella, cinque consiglieri lasciano: "Organo svuotato, presidenza senza leadership"

Sulla base delle loro dimissioni e di quella dell'altro consigliere, nei mesi precedenti, ritengono il consiglio direttivo “di fatto esautorato”

A cura di Redazione Redazione
11 ottobre 2026 18:07
Comitato Macchitella, cinque consiglieri lasciano: "Organo svuotato, presidenza senza leadership" - I consiglieri che hanno lasciato il comitato
I consiglieri che hanno lasciato il comitato
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Gela. Il comitato di quartiere di Macchitella Area urbana 6 rimane quasi del tutto svuotato. Cinque consiglieri, Gaetano Buonagrazia, Mirko Cammalleri, Luca Faraci, Gabriele Nicolicchia e Amedeo Pulici, hanno presentato le loro dimissioni irrevocabili. Qualche mese fa, per ragioni di opportunità lavorativa, aveva lasciato anche Filippo Guzzardi. Rimangono tre gli attuali componenti, due in meno rispetto al numero minimo per poter deliberare. I cinque consiglieri che hanno deciso di fare un passo indietro espongono ragioni legate non solo all'attuale organizzazione del comitato, presieduto da Federico Alba, ma anche a un dialogo istituzionale che mancherebbe del tutto con l'ente comunale. “Questa decisione, da mesi meditata, scaturisce dall'impossibilità oggettiva di proseguire il nostro mandato secondo i principi di efficacia e responsabilità che abbiamo voluto imporre alla guida dell'operato di ciascuno di noi, almeno nelle intenzioni”, si legge nella comunicazione inviata ai vertici del comitato, al sindaco Terenziano Di Stefano e alla commissione consiliare affari generali. “Le istituzioni si sono dimostrate sorde e le nostre istanze sono state inevase. Nel corso del mandato, questo consiglio ha sollevato numerose problematiche e inoltrato puntuali richieste all'amministrazione comunale. La presidenza del comitato si è limitata a fare da tramite. Queste istanze, pur se cruciali per la vivibilità del territorio, sono rimase in gran parte insolute, alcune del tutto ignorate. Dovremmo considerarci perfino fortunati, considerato il trattamento peggiore riservato ad altre aree urbane. In ogni caso, n'è derivata un'assenza cronica di risposte concrete ed esaustive che, giorno dopo giorno, ha svuotato di significato il nostro ruolo propositivo. L'assenza di una sede non ci ha permesso di stabilire un rapporto di continuo confronto e dialogo con i nostri concittadini, mortificando la nostra azione e la nostra incisività nell'area di riferimento. Sottovalutare o derubricare la questione è un atto di mera irresponsabilità”, riporta la missiva inoltrata dai cinque consiglieri dimissionari. Le ragioni che hanno indotto alla scelta sono ulteriori. “Di fronte all'inconcludenza istituzionale, la figura del consigliere di area urbana è stata snaturata. Ci siamo ritrovati esposti in prima linea a ricevere le legittime lamentele dei residenti, assumendo di fatto le vesti di parafulmini davanti all'improduttività altrui. Questo squilibrio carica le nostre spalle di una responsabilità morale e sociale non più sostenibile, a fronte di una totale carenza in termini di reali poteri di intervento”, viene precisato. Poi, non lesinano critiche alla guida del comitato di quartiere. “Davanti a un quadro così complesso, l'azione della presidenza si è purtroppo distinta per una marcata inerzia. Che si tratti di un'oggettiva impossibilità legata alle circostanze contingenti o di un'incapacità strutturale nel dettare una linea d'azione incisiva, poco importa. Il dato di fatto è che l'assenza di una leadership ferma e reattiva ha paralizzato l'organo direttivo, privandoci degli strumenti politici per reagire a questo stallo. Per profondo rispetto nei confronti dei concittadini che hanno riposto in noi la loro fiducia, non possiamo continuare ad avallare una gestione che reputiamo priva di sbocchi reali e ridotta a mera formalità burocratica. Il riconoscimento dei comitati è stato un successo ma le conseguenze sono rimaste sterili e abuliche. Un cambiare per non cambiare nulla”, concludono. Sulla base delle loro dimissioni e di quella dell'altro consigliere, nei mesi precedenti, ritengono il consiglio direttivo “di fatto esautorato”. Spiegano, infine, di non riconoscere più il comitato di area urbana 6.

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