Avvocati condannati per estorsione, Fontanella: "Andremo in Cassazione, fiducia nella magistratura"

La nota inoltrata da uno dei legali condannato in appello

A cura di Redazione Redazione
11 aprile 2026 21:59
Avvocati condannati per estorsione, Fontanella: "Andremo in Cassazione, fiducia nella magistratura" -
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Gela. La condanna a otto anni di reclusione ciascuno, decisa dalla Corte d'appello di Caltanissetta nei confronti degli avvocati Giuseppe Fontanella e Luigi Fontanella, come abbiamo riportato, ha rivisto la pronuncia di primo grado. Il tribunale di Gela, infatti, escluse l'estorsione a danno dell'imprenditore Salvatore Greco, ritenendo maturata la prescrizione. In appello, con il riconoscimento di tutte le aggravanti contestate, proprio l'estorsione ha portato alla condanna dei legali, con la conferma invece dell'assoluzione per altre contestazioni. L'avvocato Giuseppe Fontannella, in merito alla decisione di secondo grado e alla condanna, specifica che sarà impugnata in Cassazione. In una nota fatta pervenire alla nostra redazione scrive che “da tecnico del diritto sono perfettamente consapevole che ci si difende non dal processo, ma nel processo, per cui confido e auspico che in tempi rapidi la magistratura, in cui pienamente confido, faccia chiarezza sulla condanna in appello, nonostante la diversa conclusione in primo grado. L’ipotesi accusatoria oggetto di condanna ha riguardato una scrittura privata sottoscritta ben 16 anni fa, il 3 marzo 2011, tra il sottoscritto e Salvatore Greco che prevedeva dei compensi visto l’esito positivo di un complesso contenzioso bancario coinvolgente interessi per circa 21 milioni di euro. Nel 2012, la prima reazione del Greco - in sede giudiziaria - fu quella di non aver mai sottoscritto quella scrittura, disconoscendone la firma. Quattro anni dopo, cioè nel 2016, il Greco presentava una denuncia alla procura di Gela, cambiando versione e sostenendo - invece - di essere stato costretto a firmare quella scrittura sotto la minaccia di fallimento. Nel gennaio 2017, interrogato dalla Procura di Gela, in merito alla denunzia presentata nei confronti del sottoscritto, su precisa domanda del pm, rispondeva di aver sottoscritto liberamente detta scrittura, cambiando versione rispetto alla denunzia da lui stesso presentata nel 2016. Infine, in estrema sintesi, viste le molteplici dichiarazioni del Greco, sul punto, all’udienza davanti i giudici della Corte d’appello che lo hanno voluto risentire, ritornava nuovamente a dichiarare di essere stato costretto alla firma perché minacciato di fallimento il 3 marzo 2011. Premetto che a questa scrittura privata di ben 16 anni fa, non è seguito alcun esborso di somme e, pertanto, il sottoscritto e il collega, coinvolto in questa vicenda, si sono ritrovati a subire una condanna così rigorosa per il semplice vincolo contrattuale. Come già detto, le sentenze si rispettano, ma si possono non condividere e, certamente, ciò che ha spiazzato il sottoscritto è stato il rigore di una sentenza che purtroppo ha ritenuto credibile il Greco su di una minaccia (“o firmi o ti faccio fallire”) proferita, a suo dire, ben sedici anni fa e che lo stesso, in questo lungo procedimento giudiziario, ha affermato e smentito sempre a corrente alternata, fornendo le più disparate versioni”. L'avvocato Fontanella, nella nota, fornisce poi particolari sulle vicende giudiziarie che hanno riguardato Greco e riporta valutazioni su “l'inattendibilità” dell'imprenditore espresse dalla guardia di finanza nella fase di indagine del procedimento che ha portato alla condanna in appello. Richiama la condanna definitiva dell'imprenditore per “bancarotta fraudolenta” che concerne altre vicende. “Tali fatti e circostanze, insieme a tantissime altre, saranno sottoposte al vaglio della Suprema Corte di Cassazione, che si auspica possano riportare la giustizia al suo posto”, conclude la nota.

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