"Artissima" e “Regardless of the Narrative!”, mostra con importanti artisti: Iudice espone
Iudice chiamato a esporre
Gela. La selezione proposta per Artissima 2026, che si terrà a Torino, dalla Collica & Partners di San Gregorio (CT) nasce dalla mostra che inaugura il prossimo novembre, intitolata “Regardless of the Narrative!”, che affronta il tema dell’iper-narrazione all’interno della cultura visiva contemporanea. Tra gli artisti chiamati a esporre, il maestro gelese Giovanni Iudice. Insieme a lui, Francesco Balsamo, Martin Eder, Francesco Lauretta, Caroline Ricca Lee, Alfredo Pirri, Anselm Reyle, Alberto Scodro Il progetto si configura come una presa di posizione chiara: riaffermare la centralità dell’opera d’arte e la sua intrinseca capacità narrativa, indipendentemente dalle costruzioni discorsive esterne — spesso imposte o suggerite dal sistema culturale dominante e, più specificamente, dal sistema dell’arte stesso. È oggi sempre più evidente come la valutazione complessiva di un artista sia influenzata da parametri che vanno oltre l’opera in sé. Le dinamiche del sistema — incluso il mercato dell’arte — tendono a orientare l’attenzione critica verso elementi esogeni, quali la costruzione di un’identità riconoscibile, l’adesione a specifiche narrazioni o l’adozione di codici comunicativi facilmente traducibili in termini di mercato. In questo contesto, la capacità dell’opera di funzionare come sistema percettivo autonomo, capace di generare significato e di attivare una propria dimensione narrativa, viene progressivamente marginalizzata. La selezione presentata ad Artissima intende rispondere a questa tendenza riunendo artisti che, pur nella diversità dei loro linguaggi — scultura, pittura e disegno — condividono un orientamento comune: spostare il centro dell’attenzione dal soggetto rappresentato al potere evocativo del linguaggio stesso. In queste pratiche, la narrazione non costituisce mai un tema imposto dall’esterno; emerge piuttosto come una possibilità interna all’opera, come esito di una tensione formale e percettiva. Questa posizione critica si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra le cosiddette periferie — geografiche e culturali — e i grandi centri del sistema dell’arte. Oggi più che mai, questi ultimi trovano nel mercato un alleato decisivo, imponendo al contempo un sistema di aspettative e parametri — slogan narrativi, costruzioni identitarie, indicatori economici — che agli artisti viene sempre più richiesto di adottare per ottenere visibilità e legittimazione. Le conseguenze di tali dinamiche risultano particolarmente penalizzanti per quei contesti e quegli artisti che operano al di fuori di queste logiche, affermando una pratica libera da condizionamenti. Un aspetto tutt’altro che secondario è rappresentato dall’eterogeneità degli artisti presentati: a un primo sguardo, le loro singole poetiche possono apparire quasi inconciliabili, come se ciascuna escludesse le altre. Eppure, al di là delle loro differenti posizioni all’interno del sistema dell’arte, tutti condividono i principi sopra delineati, dando vita a opere caratterizzate da un forte potenziale narrativo, libere dai condizionamenti dell’iper-narrazione. In questo modo, allo spettatore viene restituita la possibilità di esercitare un giudizio autonomo, costruendo una narrazione personale libera da schemi prestabiliti e da dispositivi interpretativi dominanti. L’opera d’arte non si presenta dunque come un’affermazione chiusa, ma come un campo aperto di esperienza, capace di attivare molteplici letture e di favorire un coinvolgimento percettivo e critico diretto. È precisamente in questa riappropriazione di uno sguardo libero, non mediato e non orientato che si ridefinisce la relazione tra opera e pubblico, restituendo centralità all’esperienza individuale come luogo originario della produzione di significato.
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