Alloggi Iacp, la lettera di una mamma: "Non siamo abusivi, siamo famiglie che vogliono un futuro"
Una donna che risiede negli alloggi, con i figli e la famiglia, ha voluto rendere nota la sua condizione e quella di tanti altri occupanti
Gela. Il tema degli sgomberi nelle case popolari dello Iacp, occupate nel corso del tempo, sta ritornando in modo prepotente alla ribalta. Gli occupanti chiedono la regolarizzazione, dicendosi disponibili a pagare le quote dovute per alloggi che spesso hanno contribuito a rimettere a nuovo, in aree del tutto sprovviste di servizi. Una donna che risiede negli alloggi, con i figli e la famiglia, ha voluto rendere nota la sua condizione e quella di tanti altri occupanti. "Sono una mamma che vive nelle case popolari di Gela, scrivo a nome di tante famiglie come la mia. Viviamo qui da 42 anni. Per 42 anni abbiamo vissuto nell'abbandono totale, senza una manutenzione, con i muri che cadono a pezzi e l'umidità nelle camere dove dormono i nostri figli. Eppure l'affitto c'è stato sempre chiesto. Noi non siamo abusivi. Siamo famiglie, siamo mamme, papà e tanti bambini. Non chiediamo case gratis. Chiediamo solo di essere regolarizzati, di avere un contratto regolare e di poter pagare. I bambini di Gela hanno diritto a un tetto sicuro. Hanno diritto a non vivere con la paura dello sfratto. Hanno diritto a un futuro. Non vogliamo più essere invisibili. Chiediamo al Comune di Gela e allo Iacp di ascoltarci e di aprire subito un tavolo per la regolarizzazione di tutte le famiglie", così riporta una lettera aperta rivolta alle istituzioni.
28.8°