Voti in cambio di assunzioni, l'inchiesta sulle amministrative 2015: indagati pronti a presentarsi da pm
Gela. Il sospetto degli investigatori è che nel corso delle amministrative di quattro anni fa siano stati chiesti voti in cambio di promesse di lavoro e favori. L’indagine è stata chiusa da poche sett...
Gela. Il sospetto degli investigatori è che nel corso delle amministrative di quattro anni fa siano stati chiesti voti in cambio di promesse di lavoro e favori. L’indagine è stata chiusa da poche settimane e sono in totale sedici i coinvolti. Gli approfondimenti investigativi hanno riguardato la coalizione che allora sosteneva il candidato del Pd Angelo Fasulo, sindaco uscente ma poi battuto al ballottaggio dal grillino Domenico Messinese. C’è anche l’ex primo cittadino tra gli indagati, insieme ad altri esponenti di spicco di quella coalizione, l’ex assessore Giuseppe Ventura (eletto consigliere sempre nella lista del Pd), Miguel Donegani (che è stato anche deputato regionale) e l’ex consigliere comunale Santo Giocolano (in quella tornata non rieletto). Negli ultimi giorni, uno degli indagati sarebbe stato sentito dai magistrati, dopo la richiesta avanzata dal suo difensore. Altri coinvolti, a breve, potrebbero presentarsi dai pm, con l’intenzione di chiarire le rispettive posizioni. Pare che molti vogliano del tutto allontanare le accuse, escludendo presunte irregolarità e l’ombra del voto di scambio. Durante l’inchiesta, ci sarebbero state diverse intercettazioni e gli inquirenti hanno raccolto elementi adesso finiti negli atti d’indagine. Tra gli episodi ricostruiti, presunte promesse di assunzioni in Tekra, l’azienda campana che continua a gestire in proroga il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (i manager della società non sono coinvolti), e l’interessamento per il rilascio di autorizzazioni in favore dell’ex titolare di un bar a Caposoprano.
Da quanto emerge, gli esponenti politici negano di aver mai preteso voti, dietro promesse di lavoro o forniture di buoni pasto e buoni benzina (anche vicende di questo tipo sono finite nell’indagine affidata al sostituto Mario Calabrese). Non avrebbero avuto rapporti con gli altri indagati, che secondo gli inquirenti fecero da tramite. E’ probabile che la gran parte dei sedici coinvolti chieda di poter esporre la propria versione dei fatti al pm.
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