Vertenza sanità, Pizzardi: "Sindaco non faccia il Don Chisciotte, serve programmare insieme ad Asp"
E' stato critico, davanti a questo tipo di azione, fin dall'inizio
Gela. “Costruire le condizioni, insieme ad Asp, per attrarre medici all'ospedale Vittorio Emanuele, anziché portare avanti proteste contro il nulla”. Ancora una volta, l'ex assessore alla sanità Antonio Pizzardi usa toni molto netti verso la mobilitazione avviata, per una sanità da potenziare, dal sindaco Terenziano Di Stefano e dalla sua amministrazione comunale. E' stato critico, davanti a questo tipo di azione, fin dall'inizio. “C’è una scena che, se non riguardasse la sanità pubblica e quindi la salute dei cittadini, sarebbe perfetta per una commedia dell’assurdo. Da una parte c’è il “Vittorio Emanuele” che deve fare i conti con una realtà ormai evidente: la carenza di medici e di alcune professionalità. Dall’altra c’è chi continua a chiedere, protestare, sollecitare e denunciare che quei medici devono arrivare. Tutto giusto. Ma c’è un piccolo particolare: i medici non si materializzano per decreto e non si possono inventare. Ed è qui che la protesta rischia di trasformarsi in una sorta di Don Chisciotte a Caposoprano: combattere contro un nemico che, per certi versi, non esiste nemmeno, perché il problema non è soltanto chiedere medici, ma capire come fare concretamente ad attrarli. Perché invece di protestare contro il nulla – dice Pizzardi - sarebbe forse più utile chiedersi: che cosa possiamo fare perché un medico scelga Gela anziché un'altra città? Questa è la vera sfida. Gela deve diventare più attrattiva per le competenze professionali. Questo non si fa soltanto con comunicati e dichiarazioni. Si fa costruendo, insieme all'Asp, una strategia seria per attrarre e trattenere professionisti: condizioni di lavoro adeguate, percorsi di crescita, organizzazione dei servizi, collaborazione con l'università, valorizzazione delle professionalità, incentivi laddove possibili e, soprattutto, una città capace di offrire ai professionisti e alle loro famiglie una qualità della vita che renda la scelta di Gela conveniente e non una penalizzazione. È qui che la politica dovrebbe misurare la propria capacità. Perché chiedere all'Asp mandateci i medici è certamente più facile che sedersi con l'Asp e domandarsi insieme come facciamo a convincerli a venire? La differenza non è sottile. È la differenza tra protestare e governare”. Secondo Pizzardi, è essenziale la programmazione. “Se davvero si vuole difendere il Vittorio Emanuele, bisogna smettere di raccontare ai cittadini che basta reclamare un organico, che peraltro tra le dichiarazioni rese in questi giorni da avventori prestati alla politica, si evince che non si ha nemmeno contezza di quello che sia una pianta organica né di fatto che di diritto, per risolvere il problema. Gli organici si costruiscono, i professionisti si attraggono e si trattengono, le condizioni si creano. Anche perché il rischio è quello di continuare a chiedere medici come se fossero una merce disponibile sullo scaffale di un supermercato, due cardiologi, tre anestesisti e un ortopedico, solo per fare un esempio. Magari fosse così semplice. Purtroppo non lo è. Per questo, invece di stare a protestare contro il nulla, sarebbe molto più utile che il sindaco utilizzasse il proprio ruolo per costruire, in sinergia con l'Asp, un vero progetto per attrarre competenze in città. Perché un sindaco – aggiunge - non può inventare i medici. Ma può contribuire a creare le condizioni perché un medico abbia voglia di venire a Gela. Questa, forse, sarebbe una battaglia molto più concreta di quella contro i mulini a vento”. La mobilitazione a tempo indeterminato, per Pizzardi, serve a poco. “Da ex assessore alla sanità, e lo stesso Di Stefano pubblicamente rimproverò all'allora sindaco Greco di avermi dato la delega solo nell’ultimo anno del suo governo anziché quattro anni prima, credo che i cittadini abbiano bisogno non dell'ennesima protesta ma di una strategia. Il “Vittorio Emanuele” ha bisogno di professionisti in carne e ossa, non di medici fantasma evocati nelle dichiarazioni. Soprattutto Gela ha bisogno di una politica che non si limiti a chiedere chi ci deve mandare i medici ma che sappia finalmente domandarsi che cosa dobbiamo fare noi perché i medici scelgano di venire in città. Quella sì – conclude l'ex assessore - sarebbe una battaglia degna di essere combattuta”.
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