Traffico illecito nella filiera del ferro, sviluppi nell'indagine: misure cautelari e sequestri
Sia lo stoccaggio sia le attività di trasporto, stando agli investigatori, non avrebbero osservato la normativa in materia
Gela. L'indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti, anche pericolosi, partì quattro anni fa e avevamo riferito degli interrogatori preventivi condotti davanti al gip del tribunale di Caltanissetta, a fine novembre. Ci sono stati sviluppi nei giorni che hanno preceduto la fine dell'anno. Un provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato eseguito nei confronti di Gaetano Barone, titolare di un centro di raccolta di materiali ferrosi, in territorio niscemese. Per i militari della guardia di finanza, che iniziarono verifiche e approfondimenti già nel 2022, e per i pm della Dda nissena, sarebbe stato lui il fulcro della filiera illecita, sul territorio. Diverse sarebbero state le ditte che prelevavano ferro per trasportarlo nel sito di Barone, adesso sotto sequestro preventivo, su disposizione del gip. Secondo gli inquirenti, le attività venivano condotte senza le necessarie autorizzazioni e nel sito niscemese sarebbero arrivati pure materiali non consentiti. Sia lo stoccaggio sia le attività di trasporto, stando agli investigatori, non avrebbero osservato la normativa in materia, con rischi per possibili conseguenze ambientali. Il ferro arrivava spesso con mezzi di ditte gelesi. Gli arresti domiciliari sono stati disposti per Nunzio Alfieri, a sua volta impegnato nel settore. Sono queste le misure restrittive più gravi, autorizzate dal giudice. Erano stati quarantasette gli indagati, sentiti nella fase degli interrogatori preventivi. Tutti avevano escluso irregolarità. Obblighi di presentazione e divieti di dimora ma anche il vincolo di non poter esercitare attività imprenditoriale nel settore della gestione dei rifiuti, sono stati imposti ad altri indagati, in totale diciotto, che rimangono a piede libero. Per gli altri, il gip non ha riscontrato elementi rispetto a una potenziale responsabilità penale. Il magistrato nisseno ha escluso, allo stato, la sussistenza della contestazione mafiosa, che i pm avevano avanzato rispetto alle posizioni di Barone, di Alfieri e di altri indagati, anche loro familiari. Allo stesso Barone viene mossa l'accusa di tentata estorsione, a danno di un suo debitore, costretto poi a versare una somma mensile allo scopo di ripianare la pendenza economica. I militari della guardia di finanza monitorarono i rapporti tra le ditte della raccolta del ferro e i titolari di siti di stoccaggio, a Niscemi, Catania e Licata.
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