Timpazzo, inchiesta su presunto traffico illecito segnalata alla bicamerale ecomafie
L'inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti ma anche le intercettazioni tra un responsabile tecnico di Impianti e i fratelli Musto. È forte l'attenzione su Timpazzo e sul ciclo locale dei rifiuti
Gela. L'indagine che ipotizza un presunto traffico illecito di rifiuti nel sito di Timpazzo va verso le decisioni del gip del tribunale di Caltanissetta, chiamato a valutare le richieste di misure cautelari avanzate nei confronti del manager di Impianti Srr Giovanna Picone e di altri quattro coinvolti, tutti tecnici e responsabili d'area del sito. Il giudice dovrà pronunciarsi inoltre sulla richiesta di sequestro della società. La lista di indagati è molto più lunga, annoverando dipendenti di Impianti Srr, in house che gestisce Timpazzo e il servizio rifiuti sul territorio, non raggiunti comunque da richieste di misure restrittive. L'attività investigativa coordinata dalla Dda di Caltanissetta e condotta dai carabinieri è stata segnalata alla commissione bicamerale ecomafie, impegnata da tempo in approfondimenti sul ciclo dei rifiuti e su possibili illeciti. È stato il senatore M5s Pietro Lorefice, che ne fa parte, a informare la commissione. La bicamerale, per quanto concerne la missione Sicilia, ha già fatto visita a Timpazzo e acquisito documentazione anche circa l'indagine, condotta invece dalla procura gelese, che, sempre per presunte irregolarità nel ciclo dello smaltimento a Timpazzo, ha portato in udienza preliminare la stessa Picone e l'ingegnere Salvatore Parlatore, a sua volta destinatario di richiesta di misura nell'inchiesta sul presunto traffico illecito. Timpazzo e la società in house Impianti Srr, che gestisce la piattaforma integrata, sono al centro di forte attenzione investigativa. Intercettazioni telefoniche e ambientali, condotte nel corso dell'indagine "Mondo opposto 2", hanno fatto emergere presunti interessi criminali finalizzati al sistema rifiuti locale, con contatti tra un responsabile tecnico di Impianti (non indagato) e i fratelli Alberto Musto e Sergio Musto, considerati riferimenti della famiglia di Cosa nostra, a Niscemi e non solo, interessati ad avviare attività in questo settore.
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