Tensioni e "Mal di pancia", le parole di Di Stefano a “Il Rompiscatole” accendono la maggioranza
Nel podcast Il Rompiscatole Di Stefano affronta crisi interne, Ghelas e M5S. Maggioranza tra tensioni e fragilità.
Gela. Blindare la giunta, contenere le tensioni, evitare fratture. Nel corso del podcast Il Rompiscatole, il sindaco Terenziano Di Stefano ha delineato un quadro politico che, più che raccontare una maggioranza compatta, restituisce l’immagine di un equilibrio continuamente sottoposto a tensioni interne. L’obiettivo dichiarato resta quello di tenere insieme la coalizione, ma le frizioni emergono su più livelli, tra giunta, consiglio comunale e partiti della maggioranza.
Il primo nodo riguarda il vicesindaco Peppe Fava, al centro di una situazione istituzionale che impone una scelta: non è più sostenibile il doppio ruolo tra giunta e consiglio. Il sindaco ha ribadito la linea secondo cui chi fa l’assessore deve fare una scelta immediata, definendo il passaggio come inevitabile. Allo stesso tempo, però, ha blindato politicamente la figura di Fava, garantendogli la permanenza in giunta fino a fine mandato qualora decidesse di proseguire nell’incarico esecutivo. Una gestione che chiude il caso sul piano formale ma lascia intatto il peso politico della decisione.
Sul piano più generale, Di Stefano ammette l’esistenza di fibrillazioni nella maggioranza, legate al ruolo dei consiglieri e alla fisiologica tensione tra rappresentanza politica e azione amministrativa. Una condizione definita quasi inevitabile, ma che conferma un clima politico tutt’altro che sereno, nonostante la rivendicazione di una squadra operativa e coesa.
Dentro questo quadro si inserisce anche un tema politico più sotterraneo ma significativo: quello delle aspettative nate in campagna elettorale e degli equilibri successivi alla vittoria. Alcuni sostenitori della coalizione, protagonisti del percorso elettorale del sindaco, avrebbero infatti maturato l’aspettativa di un coinvolgimento diretto nell’amministrazione. Il sindaco, però, ha scelto una linea di cautela, parlando non di automatismi ma di “percorsi”, lasciando intendere che le scelte sugli incarichi non seguono logiche immediate di riconoscimento politico ma valutazioni progressive. Un’impostazione che, inevitabilmente, alimenta attese disattese e nuove tensioni latenti.
Il capitolo più delicato resta quello della Ghelas e delle tensioni nel Partito Democratico. Il consigliere Orlando, capogruppo dem, avrebbe manifestato forte dissenso anche rispetto alle dichiarazioni del sindaco nel podcast, arrivando nella seduta successiva del consiglio comunale ad abbandonare l’aula e contribuendo alla caduta del numero legale. Un gesto politico che ha di fatto bloccato i lavori e irrigidito ulteriormente i rapporti interni alla maggioranza.
La reazione del sindaco è stata immediata e particolarmente dura, fino a sfiorare lo scontro istituzionale quando, lasciando l’aula, ha fatto riferimento alla possibilità di interrompere il percorso dell’avviso pubblico legato alla partecipata. Sul merito della Ghelas, la linea resta comunque critica: la società viene descritta come un’area ancora fragile, una “spada di Damocle” che richiede un monitoraggio costante.
Da qui la scelta di procedere verso una riorganizzazione fondata su criteri tecnici, con un avviso pubblico per la selezione del management e il superamento delle nomine politiche. Un tentativo di depoliticizzare la gestione che si inserisce però in un contesto già fortemente politicizzato.
Sul fronte del Movimento 5 Stelle, infine, si apre invece il dossier legato all’assessore Romina Morselli, al centro di discussioni interne e di tensioni crescenti. Il sindaco respinge ogni ipotesi di ridefinizione degli equilibri politici in giunta, chiarendo che non esistono figure “ibride” o scambiabili tra schieramenti: chi non appartiene alla forza politica di riferimento non può permanere nell’esecutivo.
Parallelamente viene rivendicata la centralità del lavoro amministrativo rispetto alle appartenenze politiche, con la giunta descritta come una squadra impegnata quotidianamente sul piano operativo. Una linea che mira a contenere le tensioni, senza però eliminarle.
Nel complesso, il quadro che emerge dalle dichiarazioni del sindaco è quello di una maggioranza ampia ma attraversata da più linee di frattura: nel Partito Democratico, nella gestione delle partecipate e nei rapporti con il Movimento 5 Stelle, ma anche sul piano più politico degli equilibri interni e delle aspettative generate dalla campagna elettorale.
Una coalizione che il sindaco prova a tenere insieme insistendo su ruolo, disciplina e responsabilità individuale. Ma tra dossier aperti e malumori crescenti, la sensazione è che la vera partita non sia soltanto governare. Quanto, piuttosto, riuscire a mantenere in piedi ancora lungo la propria maggioranza.
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