Studenti del "Morselli" nel carcere di Balate, "i detenuti si sono aperti raccontando le loro esperienze di vita"
"Gli alunni hanno portato un loro messaggio di speranza a detenuti che, a loro volta, si sono raccontati"
Gela. Uno scambio reciproco di esperienze, oltre il mero concetto di errore che segna le vite, tra due contesti certamente differenti. Il progetto “Parole che uniscono-Storie che cambiano” è arrivato, oggi, all'interno del carcere di Balate. L'insegnante Laura Gnoffo, che lo coordina, ha messo insieme la classe VA indirizzo chimica dell'istituto “Morselli” e quella della casa circondariale. Lei stessa è un tramite nella formazione e nell'insegnamento, occupandosi non solo dei suoi alunni del “Morselli” ma anche di quelli che seguono le lezioni nel carcere. “E' stato veramente un momento di forte significato e di commozione, devo dire – spiega la docente – gli alunni del “Morselli” hanno portato un loro messaggio di speranza a detenuti che, a loro volta, si sono raccontati, affrontando pure il senso profondo degli errori commessi nel percorso di vita portato avanti. Abbiamo voluto rendere ancora più incisivo lo studio di temi come la legalità, l'educazione, il reinserimento nella comunità”. I detenuti hanno voluto condividere a pieno questo tipo di percorso, verso un riscatto, non solo sociale ma anzitutto individuale. Il progetto è stato pienamente condiviso dalla direzione del carcere, affidata al dottor Walter Bressi, ma anche da istituzioni come quelle parlamentari, con il senatore Pietro Lorefice e il deputato Ars Salvatore Scuvera, dall'Uepe di Caltanissetta, con il dottor Salvo Emanuele Leotta, e dall'associazione antiracket del presidente Salvino Legname.
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