Spari e un giovane ferito, riesame non accoglie il ricorso di Raniolo
Raniolo, sentito davanti al giudice subito dopo l'arresto effettuato dai carabinieri, ammise di aver sparato ma per intimidire e non per uccidere
Gela. Non è stato accolto dal riesame il ricorso avanzato dalla difesa del diciannovenne Giovanni Raniolo, detenuto con l'accusa di tentato omicidio, per gli spari dello scorso gennaio, in via Neri. Un altro giovane, cugino di Raniolo, rimase ferito a un piede, proprio a causa di uno dei colpi esplosi dall'indagato, che fece fuoco da uno scooter in transito, guidato da un complice, non identificato. Per la difesa, con l'avvocato Davide Limoncello, mancherebbero gli estremi del tentato omicidio. Raniolo, sentito davanti al giudice subito dopo l'arresto effettuato dai carabinieri, ammise di aver sparato ma per intimidire e non per uccidere. Ha riferito di non aver mirato ad altezza d'uomo, come invece sono convinti i pm della procura e i carabinieri, che hanno ricostruito i fatti anche attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Raniolo aveva riferito di aver sparato per evitare un'aggressione ai suoi danni. I colpi sono partiti in direzione di un gruppo di giovani, presente in via Neri e che secondo il diciannovenne si stava organizzando per prenderlo di mira, con pesanti bastoni. Il ferito, giunto in ospedale, ha cercato di fornire una versione dei fatti non in linea con quella poi accertata dagli investigatori. Il riesame non ha accolto il ricorso e le indagini vanno avanti, coordinate dalla procura.
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